Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime il proprio profondo cordoglio alla famiglia di Valerio Serra, il sedicenne di Pomezia tragicamente scomparso in seguito al gravissimo incidente stradale avvenuto sulla Via del Mare. Una giovane vita spezzata rappresenta sempre una ferita che travolge la famiglia, la comunità educante e l’intera società civile.
Dinanzi all’ennesima morte di un adolescente sulle strade italiane, il rischio più grave è quello della normalizzazione. Le cronache si susseguono, i nomi cambiano, ma permane la medesima domanda: quante vite ancora dovranno interrompersi prima che la sicurezza stradale venga riconosciuta come una priorità educativa, culturale e costituzionale?
Ogni incidente mortale che coinvolge un giovane costituisce certamente un evento da accertare nelle sue responsabilità individuali attraverso l’attività investigativa dell’Autorità giudiziaria e delle Forze dell’Ordine, ma, al tempo stesso, rappresenta il sintomo di una responsabilità collettiva. La sicurezza della circolazione non può essere ridotta esclusivamente al rispetto formale del Codice della Strada: essa è il risultato dell’interazione tra educazione, infrastrutture, cultura della legalità, progettazione urbana, prevenzione sanitaria e responsabilità sociale.
L’articolo 2 della Costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona, mentre l’articolo 32 tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. A questi principi si affianca l’articolo 3, che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo della persona umana. Una mobilità sicura costituisce oggi una delle condizioni imprescindibili affinché tali diritti possano essere concretamente esercitati.
Anche il diritto internazionale impone una riflessione non più rinviabile. La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ratificata dall’Italia con la Legge n. 176 del 1991, obbliga gli Stati ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la sopravvivenza, lo sviluppo e la protezione dei minori. Il diritto alla vita, sancito dall’articolo 6 della Convenzione, non può essere interpretato come mera astensione da comportamenti lesivi, ma implica un dovere positivo di prevenzione da parte delle istituzioni.
Anche la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea richiama la tutela della dignità umana, della vita e dell’integrità della persona quali valori fondativi dell’ordinamento europeo. La strategia europea “Vision Zero“, che mira ad azzerare entro il 2050 le vittime della strada, supera definitivamente la concezione fatalistica dell’incidente stradale, affermando un principio rivoluzionario: nessuna morte sulle strade può essere considerata inevitabile e la progettazione dell’intero sistema della mobilità deve partire dalla fallibilità dell’essere umano.
La ricerca internazionale evidenzia come gli incidenti stradali siano il prodotto di una molteplicità di fattori: inesperienza alla guida, ricerca del rischio tipica dell’età adolescenziale, pressione del gruppo dei pari, distrazioni cognitive, velocità, condizioni infrastrutturali e contesto ambientale. Le neuroscienze dimostrano inoltre che nei giovani i processi decisionali relativi alla valutazione del rischio e al controllo degli impulsi sono ancora in fase di maturazione, rendendo l’educazione preventiva ancora più determinante. Parallelamente, gli studi sul modello del Safe System dimostrano che la riduzione della mortalità dipende dall’integrazione tra educazione, infrastrutture sicure, tecnologie di protezione e politiche pubbliche coordinate.
In tale prospettiva, la scuola non può limitarsi a trasmettere regole di comportamento. Essa deve promuovere una vera cultura della responsabilità, della cura reciproca e della cittadinanza consapevole. Educare alla sicurezza stradale significa educare al valore della vita, al rispetto dei limiti, alla gestione delle emozioni, alla consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni, alla capacità di assumere decisioni responsabili anche nelle situazioni di pressione sociale.
La Legge n. 92 del 2019 sull’insegnamento dell’Educazione Civica offre già oggi un quadro normativo idoneo ad affrontare stabilmente tali tematiche. Tuttavia, appare ormai necessario un salto qualitativo: la sicurezza stradale dovrebbe essere riconosciuta quale asse trasversale permanente dell’educazione ai diritti umani, coinvolgendo psicologi, esperti di mobilità, operatori sanitari, magistrati, Forze dell’Ordine, associazioni delle vittime della strada e amministrazioni locali.
Occorre superare definitivamente la logica dell’intervento episodico successivo alle tragedie. La prevenzione efficace nasce dalla continuità educativa e dalla costruzione di una coscienza collettiva nella quale il rispetto delle regole non derivi dal timore della sanzione, ma dalla consapevolezza che ogni comportamento individuale incide sulla tutela della vita altrui.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone pertanto che il Ministero dell’Istruzione e del Merito promuova un Piano Nazionale permanente di Educazione alla Sicurezza Stradale, articolato lungo tutto il percorso scolastico, con attività interdisciplinari, laboratori esperienziali, simulazioni, incontri con esperti e analisi dei casi concreti, affinché ogni studente possa sviluppare competenze civiche, emotive e giuridiche indispensabili per una mobilità realmente sicura.
Ricordare Valerio significa impedire che il suo nome venga consegnato soltanto agli archivi della cronaca. Significa trasformare una tragedia individuale in un impegno collettivo. Ogni ragazzo salvato rappresenta una vittoria della cultura, del diritto e dell’educazione.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

