Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con profonda attenzione le Raccomandazioni specifiche per l’Italia, adottate dalla Commissione europea il 3 giugno 2026 nell’ambito del Pacchetto di Primavera del Semestre europeo 2026, che delineano un quadro critico del sistema scolastico e universitario nazionale. Le osservazioni formulate dall’Unione europea non rappresentano soltanto un esercizio di valutazione delle politiche pubbliche, ma costituiscono un autorevole richiamo alla necessità di ripensare il ruolo dell’istruzione quale fondamento della coesione sociale, della cittadinanza democratica e della tutela dei diritti fondamentali.
I dati evidenziati dalla Commissione sono inequivocabili: gli studenti italiani non hanno ancora recuperato i livelli di apprendimento precedenti alla pandemia; nel Mezzogiorno quasi uno studente su due non raggiunge le competenze di base; la probabilità di conseguire risultati scolastici insufficienti rimane fortemente correlata alle condizioni socioeconomiche di partenza; il sistema continua a essere gravato da un diffuso precariato docente e da un progressivo ridimensionamento degli investimenti pubblici destinati all’istruzione.
Tali criticità non possono essere interpretate come semplici indicatori di inefficienza amministrativa. Esse rivelano, piuttosto, una questione di natura etica e democratica. Ogni volta che il successo formativo continua a dipendere dal luogo di nascita, dal reddito familiare o dal capitale culturale disponibile nel contesto di provenienza, il principio dell’uguaglianza sostanziale viene progressivamente svuotato della sua forza trasformativa. L’istruzione perde così la propria funzione di ascensore sociale e rischia di diventare lo specchio delle disuguaglianze esistenti, anziché lo strumento capace di ridurle.
La scuola, infatti, non è chiamata semplicemente a trasmettere conoscenze o a preparare competenze funzionali ai processi produttivi. La sua missione consiste nel creare le condizioni affinché ogni persona possa sviluppare pienamente le proprie potenzialità, costruire un’identità libera e consapevole, partecipare responsabilmente alla vita democratica e contribuire al bene comune. L’apprendimento rappresenta un processo di emancipazione personale e collettiva che si realizza attraverso relazioni educative significative, contesti inclusivi e opportunità culturali diffuse. Quando tali condizioni vengono meno, si riduce la possibilità stessa di esercitare una cittadinanza piena.
Particolarmente significativo appare il dato relativo al Mezzogiorno. La persistente distanza nei livelli di apprendimento non costituisce soltanto una frattura territoriale, ma evidenzia la presenza di una povertà educativa che limita le possibilità di sviluppo umano delle nuove generazioni. La privazione di opportunità formative produce effetti destinati a protrarsi nel tempo, incidendo sull’accesso al lavoro, sulla partecipazione civile, sulla salute democratica delle comunità e sulla capacità del Paese di costruire coesione sociale.
In questa prospettiva, anche il richiamo della Commissione europea alla riduzione della spesa pubblica per l’istruzione assume un significato che va ben oltre la dimensione economica. Investire nella scuola significa investire nella qualità della democrazia. Ogni risorsa destinata all’educazione contribuisce a rafforzare il pensiero critico, la cultura dei diritti, la partecipazione civica e la capacità delle persone di affrontare responsabilmente la complessità del presente. Al contrario, il sottofinanziamento dell’istruzione alimenta fragilità sociali che nessun intervento successivo potrà compensare pienamente.
Analoga attenzione merita il persistente fenomeno della precarietà del personale docente. La continuità educativa costituisce una condizione imprescindibile per costruire relazioni fondate sulla fiducia, sull’ascolto e sul riconoscimento reciproco. Una scuola nella quale gli insegnanti vivono una costante instabilità organizzativa fatica inevitabilmente a garantire quella qualità educativa che richiede tempo, progettualità condivisa e responsabilità professionale.
Il Coordinamento valuta positivamente anche l’invito rivolto dall’Unione europea a rafforzare il tempo scuola, le mense scolastiche, i laboratori e le attività extracurricolari. Tali interventi non rappresentano semplici misure organizzative, ma strumenti capaci di contrastare concretamente la povertà educativa. Una scuola aperta oltre il tempo delle lezioni diventa presidio permanente di inclusione, luogo di incontro tra culture, spazio di costruzione della comunità educante e laboratorio quotidiano di cittadinanza democratica.
Le criticità evidenziate nel sistema universitario — dalla bassa percentuale di laureati ai lunghi tempi di conseguimento del titolo, fino al disallineamento tra formazione e trasformazioni sociali — richiedono, parimenti, una riflessione che non si esaurisca nella sola dimensione occupazionale. L’università è chiamata a formare persone capaci di interpretare criticamente la realtà, di promuovere innovazione responsabile e di contribuire allo sviluppo sostenibile della società, coniugando competenze professionali, responsabilità etica e consapevolezza civica.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che il monito proveniente dalle istituzioni europee sia assunto come occasione per avviare una stagione di riforme fondate sul principio della giustizia educativa, intesa come capacità delle istituzioni di garantire non soltanto pari opportunità formali, ma condizioni effettive affinché ogni studente possa sviluppare il proprio progetto di vita, indipendentemente dalla condizione economica, sociale o territoriale di partenza.
L’articolo 3 della Costituzione affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo della persona umana. L’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani riconosce nell’istruzione uno strumento essenziale per promuovere libertà, dignità e pace. Le Raccomandazioni della Commissione europea ricordano oggi all’Italia che tali principi non possono rimanere enunciazioni di valore, ma devono tradursi in politiche pubbliche coraggiose, lungimiranti e strutturali.
Una scuola capace di ridurre le disuguaglianze non rappresenta soltanto un investimento sul capitale umano. È il luogo nel quale una comunità sceglie quale idea di futuro consegnare alle nuove generazioni. Per questo motivo, difendere il diritto a un’istruzione di qualità significa difendere la democrazia stessa, rendendola più giusta, inclusiva e fedele ai valori costituzionali ed europei.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

