Lorusso: «Verona è la casa dei veronesi. Sulla droga basta ipocrisie: bisogna discutere anche di legalizzazione». Beccalossi: «Rivalutiamo in modo responsabile le droghe per ciò che sono, no al ritorno della Bangkok d’Italia».
Siringhe, stagnole bruciate, rifiuti e una vera e propria fumeria di crack a ridosso delle mura magistrali di Porta Vescovo. Una situazione che, secondo quanto documentato dalla stampa cittadina, si trascina da anni.
Per Verona Riparte il punto di partenza è semplicissimo: nessun veronese deve essere costretto a convivere con zone franche di degrado nella propria città.
«Verona è la casa dei veronesi», afferma Alberto Lorusso, fondatore e presidente del movimento. «Ripetiamo da tempo che il sindaco deve essere l’amministratore del grande condominio che è la città. I cittadini ne sono i proprietari. Da un amministratore pretendiamo pulizia, manutenzione, sicurezza e risultati. Dalla politica dobbiamo pretendere esattamente la stessa cosa».
Sul fenomeno della droga, tuttavia, Verona Riparte rivendica la libertà di discutere senza tabù.
«Sono stato definito da Alfredo Meocci un libertario e considero quella definizione un complimento», prosegue Lorusso. «Anche sugli stupefacenti bisogna partire dalla realtà e non dall’ideologia. La droga circola perché esiste una domanda enorme di droga. Dopo decenni di repressione, il mercato continua a prosperare, mentre magistratura e forze dell’ordine investono enormi risorse nel contrastarlo e una parte gigantesca dei profitti finisce alla criminalità organizzata. Dobbiamo almeno avere il coraggio di domandarci se questo modello funzioni davvero».
Per Lorusso la risposta deve essere una regolamentazione e legalizzazione del fenomeno, accompagnata da prevenzione, informazione ed educazione: «Pensare che sia semplicemente il divieto ad impedire ai giovani di consumare droga significa non guardare ciò che accade già oggi. L’educazione è più efficace dell’illusione che basti proibire».
Su questo punto esiste una diversa sensibilità all’interno del movimento. Alessandro Beccalossi, delegato alla legalità e sicurezza di Verona Riparte, interviene a sua volta: «Bisognerebbe tornare a trattare seriamente il tema della lagalizzazione delle droghe leggere o meno per la nostra società e approfondirne, in caso, il peso e le loro conseguenze.»
Beccalossi aggiunge: «Nutro i miei dubbi più profondi sulle droghe leggere dalla prima lamina delle loro foglie, figuriamoci per quelle pesanti… Ma, quanto meno, dovremmo rivalutare il posizionamento della cannabis light (e altro) nel nostro Paese, anch’essa finita in una zona grigia, quanto quelle pesanti»
L’esponente di Verona Riparte tiene la considerazione le droghe leggere, ma resta contrario all’estensione alle sostanze pesanti.
«E ne siamo contenti», sottolineano Lorusso e Beccalossi. «Una forza politica seria non deve essere una caserma nella quale tutti ripetono la stessa frase. Si può discutere e arrivare a conclusioni differenti».
Su un aspetto, però, la posizione è comune e netta:
«Qualunque sia la legislazione nazionale sulle droghe, non è accettabile che alcuni cittadini paghino sulla propria pelle le conseguenze del degrado, dello spaccio e del consumo incontrollato. Porta Vescovo deve essere recuperata. Pulizia, bonifica, controllo, illuminazione, manutenzione e presidio del territorio non sono ideologia: sono amministrazione. Ed è esattamente questo che i veronesi hanno diritto di pretendere».

