Dolore e… qualche senso di colpa – Un riproposto articolo del 1983 riguardante le particolari giassare o giasàre, con la foto d’uno di questi manufatti nei paraggi dell’evento fatale
Abitavano tutt’e due a Montorio, frazione di Verona, gli amichetti Michele, 8 anni e Tommaso, 7, deceduti il 3 luglio 2021 per le conseguenze dello sfondamento dell’insicuro tetto, in datate lastre grezze di marmo, su cui avevano avuto l’avventatezza di camminarci sopra con incoscienza infantile, forse non tutelata adeguatamente da responsabili adulti.
Il tragico fatto era accaduto a Malga Preta di Sotto, poco lontano dalla celebre voragine d’origine carsica Spluga della Preta (tra le grotte più profonde d’Italia con i suoi 877 m d’abisso finora accertati ufficialmente), sul Corno d’Aquilio (1.545 m s.l.m.) che sovrasta Fosse (frazione di Sant’Anna d’Alfaedo). Mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, aveva officiato il funerale dei due sfortunati bambini il 7 luglio successivo, nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe in Santa Maria Assunta, a Montorio, tra una folla annichilita.
Sull’uso quale “macchina del ghiaccio” archiviato definitivamente e sul degrado di ghiacciaie (giassare o giasàre, in dialetto veronese) sopravvissute, scrissi un articolo pubblicato il 16 aprile 1983 dal settimanale “Il Nuovo Veronese”.

La relativa foto riguarda un manufatto usato un tempo come ghiacciaia ed ubicato proprio nell’area del Corno d’Aquilio. Qualche informazione in più, quindi, sui freezer di pietra mal conservati, se non abbandonati al loro destino, ma che costituiscono un pericolo alla sicurezza di ignari curiosi. Com’è purtroppo successo a Michele e Tommaso, innocenti vittime di superficialità se non di negligenza …
La Grotta del Ciabattino (Coal del Savatin),
nei pressi del luogo della tragedia
In località Malga Fanta, a quota 1.450 m ed a circa 200 m a sud-ovest dell’inquietante primo pozzo ad imbuto della Spluga della Preta, si trova la suggestiva Grotta del Ciabattino (Coal del Savatin, in dialetto della zona lessinea), un cavernone dall’abbondanza di fossili (soprattutto ammoniti, belemniti e stromatoliti).



L’interno assume aspetti da favola d’inverno ed all’inizio della primavera quando, nei punti di stillicidio dalla volta, si creano stalattiti e stalagmiti di ghiaccio mentre, d’estate, produce il fenomeno delle fumate, cioè condensazioni di vapore acqueo che si formano per la “miscelazione” delle diverse temperature interna ed esterna.
L’antro, facilmente visitabile, s’apre nei calcari della formazione del rosso ammonitico veronese (Giurassico, 160/145 milioni d’anni fa) ed ha dato origine a storie, leggende, fole dagli aloni misteriosi.
Claudio Beccalossi

