Roma – Vox populi, vox dei (Voce di popolo, voce di Dio). Che sia questo motto latino la… musa ispiratrice degli anonimi che lasciano scritte e sfoghi personali su qualsiasi superficie incappino (campane per la raccolta del vetro comprese)? O si tratta di messaggi machiavelliani, sullo stile di Niccolò di Bernardo dei Machiavelli (noto ai più come Niccolò Machiavelli, Firenze, 3 maggio 1469 – Firenze, 21 giugno 1527, scrittore, filosofo, drammaturgo, storico, politico)?
Fatto sta che, girando per Caput mundi, è facile imbattersi in “aforismi” anche dal sottile significato, vergati sia in italiano che in romanesco.
Saggezza popolare? Od emuli alla buona, con patetiche velleità di eguagliarli, se non di superarli, del noto Giuseppe Gioachino Belli (Giuseppe Francesco Antonio Maria Gioachino Raimondo, Roma, 7 settembre 1791 – Roma, 21 dicembre 1863, poeta, autore di ben 2.279 sonetti romaneschi) o di Trilussa (pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Salustri, Roma, 26 ottobre 1871 – Roma, 21 dicembre 1950, poeta, scrittore e giornalista), altrettanto famoso per le sue liriche sempre in dialetto romanesco?
Difficile assegnare una corretta collocazione contestuale, magari con risvolti psicanalitici connessi all’inconscio, nei confronti di quanti “intervengono” mettendo nero su qualunque colore ciò che passa loro per la testa, in un dato momento d’esuberante ed irrefrenabile… scrittura creativa che, forse, sarebbe esagerato bollare impietosamente come sterile vandalismo.
Ecco alcuni esempi colti al volo per le vie di Roma. Una goccia nel mare di esternazioni pubbliche, sagaci o cafone, che inonda la Città Eterna. Curiosità in più per osservatori non conformisti e (perché no?) dagli interessi etnografici…








Servizio e foto di Claudio Beccalossi

