Josefa Idem, ministro per le pari oppor tunità, lo spor t e le politiche giovanili, si è dimessa a seguito della vicenda di un’imposta non pagata su un pezzo della sua casa nel ravennate…
dell’avv. Aventino Frau
Credo che sia più frutto dell’attività del suo commercialista che non della stessa interessata, che è una donna che ha sempre dato esempio di grande valore, di senso del sacrificio e dell’impegno, che ha fornito nello sport grandi soddisfazioni all’Italia e che avrebbe potuto fare cose buone come ministro. La violazione, a parte la volontarietà esistente o meno, o il frutto di disinformazione o leggerezza, pare consista in un paio di mille euro di somme non corrisposte al fisco o giù di lì .Meno dello “stipendio” mensile di una olgettina.
Il Movimento Cinque Stelle e la Lega ne hanno fatto un grandissimo problema, uno scandalo, scatenando una questione morale, indossando il mantello di cavalieri della legalità, del rigore, della severità. La ministra si è dimessa, dopo un tentativo di chiarire la sua posizione, forse ella stessa, di origine tedesca, incredula di fronte a tanto rigore e serietà italiani. Da chi viene tanto rigore di denuncia, da quale pulpito giunge la predica? Certo l’errore c’è stato, pur se di piccole dimensioni, pur se sanato, anche se un Pubblico Ministero locale non ha perso l’occasione per “indagare” e rendersi meno ignoto.
Ora la campionessa si è dimessa, correttamente. Qualcuno degli accusatori, infervorato dal proprio ruolo di moralizzatore, ha certamente invocato, con Cicerone “O tempora o mores”, in che tempi siamo, con che costumi! Certo l’infrazione esiste ma ci pare piccola e la sanzione delle dimissioni assai grave. In automobile una maggiore velocità del consentito va punita ma non è la stessa cosa di un significativo eccesso di velocità, o di guida in stato di ubriachezza e via dicendo. Infatti, le pene sono diverse. Dimissioni, dimissioni, urlano grillini e leghisti! I Grillini: quelli che hanno, senza rispondere, insultato la giornalista Gabanelli (persona seria e certamente non comprabile, neppure con le cariche) perché chiedeva dove prendono i soldi per il loro movimento, dove vanno quelli per la pubblicità, più o meno occulta, sul blog del grande leader dalla drammatica comicità. Devono essere tanti i soldi che girano, la macchina da alimentare (anche se a Gpl) consuma, le campagne elettorali costano. Altro che mille o duemila Euro! Guai, porsi quelle domande e tanto meno chiedere risposte: la lesa maestà per i grillini è ancora un reato.
Grillo è lassù che domina i loro destini: chi sarebbero senza di lui? Non sono da meno i leghisti che reclamano correttezza e legalità,
chiedono le dimissioni. Già, i leghisti, quelli che con i soldi dello Stato compravano diamanti e lingotti d’oro, ristrutturavano case e
compravano terreni, acquistavano e mantenevano auto di lusso e sostenevano anche tante altre “piccole spese”, ma dicono, era solo qualche mela marcia, qualcuno da buttare fuori e poi, guarda caso, tutti erano bossiani, avversari interni da punire per il “cerchio magico”. Le dimissioni hanno riguardato i più deboli o i più nemici. Nessuno degli altri sapeva nulla, della Tanzania (la terra dei baluba, dicevano) e dei soldi depositati laggiù, forse per pagare anche i biechi invasori albanesi e le loro prestigiose università.
I leghisti chiedono la testa del Ministro Josefa. Ma, vuoi mettere la gravità dell’accusa? O tempora, o mores! Visto l’uso, simbolico e didattico, di Cicerone nell’orazione contro Catilina, lo vorremmo usare, non più contro quest’ultimo, ma nei riguardi dei nuovi predicatori di giustizia, dicendo loro, con Cicerone: “Quousque tandem abutere patientia nostra” fino a quando abuserai della nostra pazienza? E, nella stessa orazione “O tempora o mores. Senatus haec intelligit, Consul videt”. Che tempi, che costumi. Il Senato conosce tutto, il console vede, loro stessi vivono qui, anzi vengono in Senato, partecipano alle pubbliche sedute, ci scrutano per poi colpirci …”.
Erano gli anni Settanta avanti Cristo, il Senato era quello di Roma. Così nasce una falsa democrazia,basata sulla demagogia, sull’accusa rumorosa. Se il colpevole deve pagare, con equa pena, non accettiamo però che l’accusatore sia ben peggiore di lui.

