Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) esprime preoccupazione per gli episodi di aggressività, intimidazione verbale e violenza fisica che, in alcune realtà scolastiche, coinvolgono gli insegnanti anche per iniziativa degli stessi studenti, evidenziando criticità che incidono sul regolare svolgimento delle attività didattiche e sulla serenità dell’ambiente educativo. Pur senza ricondurre tali comportamenti alla generalità delle esperienze scolastiche, il CNDDU ritiene necessario affrontare il fenomeno con un’attenzione istituzionale adeguata alla complessità delle relazioni all’interno delle classi, richiamando il significato giuridico della funzione docente e le responsabilità previste dall’ordinamento per le condotte che ne ostacolano l’esercizio.
L’attività di insegnamento, pur sviluppandosi attraverso una relazione educativa caratterizzata dal confronto quotidiano con studenti e famiglie, presenta una dimensione pubblicistica riconosciuta dall’ordinamento penale. L’articolo 357 del Codice penale riconduce la qualifica di pubblico ufficiale alla natura delle funzioni esercitate, attribuendo rilievo alle attività disciplinate dal diritto pubblico e caratterizzate dall’esercizio di poteri autoritativi o certificativi. In tale ambito si colloca la posizione dell’insegnante, come riconosciuto dalla giurisprudenza, in considerazione delle competenze attribuitegli e della rilevanza istituzionale degli atti compiuti.
Questa qualificazione non dipende dalla semplice presenza del docente nell’edificio scolastico, ma dall’effettivo svolgimento delle attribuzioni professionali. Può pertanto riguardare, oltre alle lezioni, anche le attività valutative e collegiali e gli incontri con le famiglie funzionalmente collegati al servizio. Ne deriva un inquadramento che riconosce la natura pubblica dell’insegnamento senza attribuire al docente prerogative personali estranee alle funzioni esercitate.
L’articolo 341-bis del Codice penale disciplina il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, prevedendo la reclusione da sei mesi a tre anni quando l’offesa all’onore e al prestigio del soggetto avvenga in luogo pubblico o aperto al pubblico, alla presenza di più persone, mentre questi compie un atto d’ufficio e in relazione all’esercizio delle sue funzioni. La configurabilità del reato richiede quindi un accertamento delle circostanze concrete, poiché non ogni espressione offensiva o manifestazione di dissenso nei confronti di un insegnante integra automaticamente la fattispecie prevista dalla legge.
La distinzione assume particolare importanza nella vita delle classi, dove situazioni di conflittualità possono manifestarsi attraverso contestazioni, atteggiamenti intimidatori o comportamenti aggressivi di diversa gravità. Le eventuali conseguenze giuridiche devono essere valutate in relazione alla natura dei fatti e all’età dei soggetti coinvolti, tenendo conto delle disposizioni sull’imputabilità dei minorenni e mantenendo distinta la responsabilità penale dalle misure disciplinari previste dall’ordinamento scolastico. La necessità di comprendere le difficoltà educative che possono accompagnare determinati comportamenti non esclude il dovere di riconoscerne la gravità quando assumano caratteristiche incompatibili con il regolare svolgimento del servizio.
Anche nei rapporti con le famiglie possono emergere situazioni nelle quali il confronto su valutazioni, provvedimenti o decisioni didattiche oltrepassi i limiti della legittima interlocuzione istituzionale. In tale ambito è intervenuta la legge 4 marzo 2024, n. 25, che ha modificato l’articolo 341-bis del Codice penale, prevedendo un aumento della pena fino alla metà quando il reato sia commesso dal genitore esercente la responsabilità genitoriale o dal tutore dell’alunno nei confronti del dirigente scolastico o del personale docente, educativo o amministrativo. La disposizione introduce una specifica aggravante, lasciando invariata la necessità di accertare gli elementi costitutivi del reato.
Il CNDDU osserva che la conoscenza di queste norme assume un’importanza concreta nella gestione delle situazioni più problematiche. Una corretta interpretazione della disciplina consente di distinguere le controversie riconducibili all’ordinario confronto scolastico dagli episodi che richiedono l’intervento delle autorità competenti, evitando sia la sottovalutazione di comportamenti potenzialmente illeciti sia un ricorso improprio agli strumenti penali.
In questa prospettiva, particolare rilievo assume la capacità delle istituzioni scolastiche di affrontare le segnalazioni attraverso procedure chiare e una tempestiva ricostruzione dei fatti. La documentazione degli episodi, l’individuazione delle competenze e l’attivazione degli adempimenti previsti dalla normativa costituiscono elementi necessari per assicurare una gestione amministrativa coerente, senza lasciare al singolo insegnante l’intera responsabilità di affrontare situazioni che possono assumere una rilevanza più ampia rispetto alla relazione educativa.
La legge n. 25 del 2024 ha inoltre previsto iniziative di informazione e strumenti istituzionali dedicati alla sicurezza del personale scolastico, evidenziando l’importanza di affiancare alla risposta sanzionatoria un’adeguata attività di prevenzione. Il CNDDU ritiene opportuno valorizzare tale indirizzo attraverso una maggiore diffusione delle disposizioni vigenti e indicazioni operative che consentano alle scuole di intervenire con tempestività e uniformità, nel rispetto delle specifiche responsabilità attribuite ai diversi soggetti istituzionali.
Il riconoscimento della qualifica di pubblico ufficiale comporta, al tempo stesso, precisi obblighi nell’esercizio dell’attività professionale. Le attribuzioni riconosciute agli insegnanti devono essere esercitate nel rispetto delle disposizioni che regolano il servizio e non sottraggono le decisioni didattiche e amministrative alla possibilità di essere contestate attraverso gli strumenti consentiti dall’ordinamento. Il corretto equilibrio tra prerogative e responsabilità costituisce pertanto un elemento essenziale per mantenere rapporti istituzionali fondati sulla chiarezza delle competenze e sulla legittimità dei comportamenti.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che gli episodi di aggressione e intimidazione nei confronti degli insegnanti debbano essere affrontati attraverso un approccio che integri la responsabilità educativa con la conoscenza delle disposizioni penali applicabili. La complessità delle relazioni scolastiche non può giustificare l’assenza di interventi adeguati, così come la necessità di garantire il regolare esercizio delle funzioni non deve tradursi in una lettura indiscriminatamente sanzionatoria dei conflitti che possono svilupparsi nell’ambiente educativo.
Appare quindi necessario che le amministrazioni competenti favoriscano una maggiore uniformità nella gestione degli episodi di particolare gravità, promuovendo una conoscenza puntuale delle procedure e delle responsabilità previste dalla legge. La disponibilità di riferimenti normativi chiari può contribuire a ridurre le incertezze operative e a sostenere il personale scolastico nell’affrontare situazioni che incidono sulla continuità dell’attività didattica.
Il CNDDU auspica, infine, che l’attenzione verso i comportamenti violenti nelle scuole si traduca in iniziative istituzionali capaci di intervenire sulle condizioni che favoriscono l’insorgere delle situazioni conflittuali, senza trascurare le conseguenze giuridiche delle condotte più gravi. La scuola deve poter affrontare le difficoltà relazionali attraverso gli strumenti propri della sua funzione educativa, ma anche disporre di procedure efficaci quando tali difficoltà si trasformano in aggressioni, minacce o interferenze illecite con l’attività del personale.
La corretta applicazione della normativa, accompagnata da una gestione amministrativa consapevole e da un’adeguata azione preventiva, rappresenta una condizione fondamentale per preservare la regolarità del servizio scolastico e assicurare che il confronto tra docenti, studenti e famiglie si sviluppi nel rispetto delle rispettive responsabilità.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

