Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione del venticinquesimo anniversario dell’incidente aereo dell’8 ottobre 2001, nel quale persero la vita 118 persone, richiama l’attenzione sul valore educativo che la memoria di quella tragedia conserva per le nuove generazioni e sulla necessità di tradurre la conoscenza di quanto accaduto in una più matura cultura della responsabilità, della prevenzione e della sicurezza.
Il ricordo delle vittime e la vicinanza ai loro familiari non possono essere separati dall’impegno a comprendere ciò che quell’esperienza ha insegnato. A distanza di un quarto di secolo, la scuola può contribuire a sottrarre la ricorrenza al rischio di una commemorazione esclusivamente rituale, trasformandola in un’occasione per interrogarsi sul modo in cui gli errori si formano, vengono riconosciuti o, al contrario, attraversano un’organizzazione senza essere intercettati.
La relazione finale dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo restituisce un quadro nel quale l’evento non può essere ricondotto a un unico elemento, ma alla contemporanea presenza di molteplici criticità che finirono per impedire la correzione dell’errore. È proprio questo aspetto a offrire una prospettiva pedagogica particolarmente significativa. Quando si parla ai giovani di responsabilità, si insiste comprensibilmente sulla necessità di non sbagliare. Occorre però educarli anche a riconoscere l’errore mentre sta prendendo forma.
Nei sistemi complessi, infatti, la sicurezza non può dipendere dalla presunzione che ogni persona agirà sempre senza sbagliare. Deve essere sostenuta da procedure, controlli, comunicazioni e competenze capaci di intercettare una decisione errata prima che le sue conseguenze diventino irreversibili. La maturità di un’organizzazione si misura anche nella sua capacità di accorgersi tempestivamente delle proprie fragilità.
L’inchiesta tecnica rilevò, tra gli altri elementi, l’assenza all’epoca di una gestione globale della sicurezza, di un Safety Management System, di un sistema di controllo della qualità delle procedure e di un efficace sistema di segnalazione degli inconvenienti. Da questi elementi emerge una considerazione che riguarda direttamente l’educazione: ciò che non viene riconosciuto e comunicato difficilmente può essere corretto.
La prevenzione comincia quindi molto prima dell’emergenza. Comincia quando una persona è preparata a esprimere un dubbio, quando un’anomalia apparentemente marginale viene considerata degna di attenzione, quando una procedura viene riesaminata perché mostra un limite e quando una segnalazione viene accolta come informazione utile al miglioramento anziché come intralcio al normale svolgimento delle attività.
La scuola può formare proprio questa disposizione mentale. Essere competenti non significa soltanto saper eseguire correttamente un compito, ma anche saper riconoscere ciò che non appare coerente, porre una domanda quando un passaggio non è chiaro e chiedere una verifica quando le informazioni disponibili non consentono di agire con sufficiente sicurezza. In determinati contesti professionali, saper formulare il dubbio giusto al momento opportuno può essere importante quanto possedere la risposta corretta.
Vi è poi un ulteriore aspetto sul quale la vicenda invita a riflettere. Non sempre il rischio si presenta con i caratteri evidenti dell’emergenza. Può manifestarsi attraverso segnali deboli, anomalie circoscritte o condizioni che, ripetendosi senza conseguenze immediate, finiscono per essere percepite come normali. È qui che nasce una delle insidie più difficili da riconoscere: confondere ciò che è diventato abituale con ciò che è realmente sicuro.
Per questa ragione sarebbe importante insegnare agli studenti che l’assenza di conseguenze non dimostra necessariamente la correttezza di un comportamento o l’adeguatezza di una procedura. La prevenzione richiede una capacità intellettuale più esigente: saper immaginare le possibili conseguenze prima che sia un evento grave a dimostrare l’esistenza del rischio.
In tale prospettiva assume particolare rilievo l’articolo 7-bis del decreto-legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito dalla legge 9 novembre 2021, n. 156, che ha riconosciuto l’8 ottobre quale Giornata nazionale “Per non dimenticare” e ha previsto la possibilità per le istituzioni scolastiche di promuovere iniziative dedicate alla sicurezza nel trasporto. La previsione normativa offre alla scuola uno spazio preciso nel quale la conoscenza degli eventi può diventare formazione alla responsabilità e alla prevenzione.
Nello stesso orizzonte si colloca il Regolamento (UE) n. 996/2010 sulle inchieste e sulla prevenzione degli incidenti e degli inconvenienti nel settore dell’aviazione civile. La finalità preventiva delle inchieste di sicurezza suggerisce anche un metodo educativo: di fronte a un errore, non è sufficiente domandarsi chi lo abbia commesso; è necessario comprendere quali condizioni lo abbiano reso possibile, quali segnali non siano stati adeguatamente interpretati e quali strumenti avrebbero potuto interromperne la progressione.
Non si tratta di attenuare la responsabilità personale, ma di renderla più consapevole. Una persona responsabile non è soltanto chiamata a svolgere correttamente il proprio compito: deve essere preparata, per quanto le compete, a contribuire all’affidabilità dell’ambiente nel quale opera. In una società caratterizzata da sistemi tecnologici e organizzativi sempre più interdipendenti, una decisione apparentemente circoscritta può produrre conseguenze lontane dal luogo nel quale è stata assunta, mentre un’informazione non comunicata può privare altri della possibilità di decidere correttamente.
Esiste, infine, un aspetto della prevenzione che merita particolare attenzione educativa. Quando la prevenzione funziona, ciò che avrebbe potuto accadere non accade. Il suo risultato più importante rimane quindi invisibile. Proprio questa invisibilità può indurre a sottovalutare il valore delle verifiche, delle cautele e dei controlli. Educare alla sicurezza significa anche insegnare a riconoscere il valore di un evento evitato, pur quando non sarà mai possibile sapere con certezza quale conseguenza sia stata impedita.
A venticinque anni da quella mattina, la memoria può assumere allora una funzione più esigente del semplice ricordo: affinare nei giovani la capacità di vedere ciò che ancora non è accaduto, riconoscere un segnale prima che diventi emergenza, comunicare un dubbio prima che diventi silenzio e interrompere un automatismo quando le circostanze richiedono una verifica.
È forse questa una delle eredità educative più importanti che la scuola può raccogliere dall’8 ottobre: formare persone che non abbiano bisogno dell’errore irreparabile per riconoscere una criticità e che sappiano considerare attenzione, competenza e capacità di fermarsi non come ostacoli all’efficienza, ma come condizioni essenziali di una professionalità responsabile.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

