Revere/Ostiglia (Mantova) – Un po’ di Po in più non guasterebbe! È quanto confida, quasi in uno scioglilingua, chi osserva preoccupato il livello del fiume che scorre sotto il ponte metallico tra Revere (Borgo Mantovano) ed Ostiglia, in provincia di Mantova. I rilevamenti giornalieri continuano ad allarmare nonostante l’autunno (tradizionalmente foriero di piogge) e gli scrosci torrenziali dall’accostamento tropicale (nel litigio scientifico sull’attribuzione al cambiamento climatico ex novo, con colpevolizzazioni umane, od al ciclico riproporsi meteorologico naturale, come il passato insegna).








Il Bollettino giornaliero dei fondali e degli idrometri del Po dell’AIPo (Agenzia Interregionale per il fiume Po, https://www.agenziapo.it/content/bollettino-giornaliero), aggiornato al 5 ottobre 2022, fornisce un secco -177 cm che riguarda il meatore (addetto al controllo della navigabilità, della profondità, delle condizioni e dei movimenti d’un fiume) dell’idrometro di Revere.
Se cala l’acqua del Po lasciando scoperti tratti inusuali del bacino (su cui lo sguardo curiosa), aumentano, invece, i detriti lignei che s’arenano alle arcate del ponte dopo chissà quanto galleggiare trasportati dalla corrente. Non è uno spettacolo particolarmente appetibile e qualcuno dovrebbe intervenire per limitare od eliminare l’accumulo.


L’Agenzia Interregionale per il fiume Po, che sorveglia l’andazzo fluviale, è attiva dal 2003 in applicazione di quattro leggi approvate dai Consigli delle Regioni del Po (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto). Si tratta d’un ente strumentale della quaterna di regioni e sostituisce il disciolto Magistrato per il Po, istituzione statale del 1956. Strutturata in 13 sedi (da Torino/Moncalieri a Rovigo) e con sede centrale a Parma, l’AIPo (https://www.agenziapo.it) s’occupa della gestione del reticolo idrografico maggiore del fiume, con attenzione particolare alla sicurezza idraulica, al demanio idrico ed alla navigazione fluviale.
Il ponte in acciaio tra Revere ed Ostiglia, a sua volta, lungo 523 m, è formato da due tratti affiancati, cioè la strada statale 12 (con passerella pedonale laterale esterna) e le rotaie della vecchia linea ferroviaria Bologna-Verona ad un solo binario, attiva fino al 2008, quando venne portato a termine ed inaugurato, il 14 dicembre, il nuovo valico per treni più a valle, a due binari e dalla lunghezza complessiva di 939,40 m (primato in Italia nella specifica tipologia).



La parte ferroviaria trovò realizzazione tra il 1907 ed il 1911 per opera delle ditte “Ciccarelli” e “Cionfrini” di Bologna, ebbe “battesimo” il 26 novembre 1911 e fu coinvolta nell’elettrificazione il 15 novembre 1941. La Provincia di Mantova, nel 1929, contribuì con l’accostamento stradale.
Dal 19 luglio 1944, nel corso della Seconda guerra mondiale, il ponte subì vari bombardamenti alleati che riuscirono infine, il 26 luglio, a demolire il pilone centrale. Elemento indispensabile al traffico ferroviario, subito dopo il conflitto cercarono di sopperire con ponti provvisori, tolti nel 1949 dopo l’ultimazione del riassetto, pilone centrale distrutto compreso. Il resto conservò l’assetto originale d’inizio Novecento.
Suggestivo per la conformazione prettamente metallica, il tragitto tra Revere ed Ostiglia si percorre con occhio attento per la limitazione della carreggiata (larga sì e no 6 m) ad una corsia per senso di marcia: Ovvi, quindi, i limiti di velocità a 30 km/h ed il divieto di sorpasso.
Rimane il busillis per le due comproprietarie del ponte (Rfi, Rete ferroviaria italiana e la sua controllata, dal giugno 2022, Anas, Azienda nazionale autonoma delle strade) e le amministrazioni locali sull’uso completo dell’impianto di transito: allargare la strada a spese del passaggio ferroviario o trasformare quest’ultimo in pista ciclabile, magari inserendola nel programma europeo EuroVelo 7 (EV7)?
Per la cronaca, l’EuroVelo 7, nota pure come Strada o Ciclovia del sole, è una sorta di “pista ciclabile” (o “ciclopista”) della rete europea EuroVelo, lunga 7.409 km, che collega Capo Nord, in Norvegia, a La Valletta, a Malta. Il suo percorso si snoda tra 9 Stati: Norvegia, Finlandia, Svezia, Danimarca, Germania, Repubblica Ceca, Austria, Italia e Malta. Si evolve in un tragitto cicloturistico, su piste ciclabili riservate, ciclopedonali e strade secondarie. Verona stessa è interessata da quest’opportunità, con l’innesto da nord nella ciclopista della val d’Adige per poi, lasciato il capoluogo scaligero, toccare Peschiera del Garda e la pista ciclabile del Mincio fino a Mantova ed oltre.
Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi

