Verona, 25 settembre 2025
Il consigliere Valdegamberi annusa tempo di elezioni e acchiappa ogni occasione per accalappiare consenso a buon mercato. L’abbattimento di un lupo in Trentino ha infatti dato occasione al consigliere di emulare la scelta del presidente della Provincia di Trento Fugatti. Da undici anni Valdegamberi strepita sbandierando la “soluzione finale”, nel 2016 diceva a proposito degli abbattimenti: “Se non lo farà lo Stato lo faranno i cittadini”. Alcuni lo hanno preso in parola, negli anni si sono moltiplicati i bocconi avvelenati che hanno fatto strage di cani, oltre che di lupi. Ma nei suoi proclami, Valdegamberi non ha mai portato un’argomentazione fondata su dati. Gli bastava il lamento, per altro giustificato, degli allevatori.
La scienza non conferma in alcun modo che eliminare singoli esemplari possa ridurre le predazioni sul bestiame. Ricordiamo infatti che gli abbattimenti, anche se autorizzati, rischiano di compromettere gli equilibri biologici, ma soprattutto rischiano di danneggiare gli stessi allevatori. Un branco, privato del suo leader, altera i suoi comportamenti e abbatte all’impazzata ancor più bovini. Ma questo non interessa a chi è in cerca di voti facili, oggi Valdegamberi, ieri Flavio Tosi.
La Direttiva Habitat stabilisce chiaramente che gli abbattimenti possono essere presi in considerazione solo a condizione che non esistano alternative praticabili. Può la Regione Veneto dimostrare che tali alternative siano state praticate in questi anni? La Regione Veneto ha mai studiato la connessione fra misure di protezione e predazione? Ha mai verificato che i recinti fossero funzionanti e non solo messi lì e basta? Ne ha mai favorito l’installazione invece di lasciarli inutilizzati nei depositi?
Abbattere un lupo a caso con la falsa speranza di diminuire i danni è illusorio e alimenta solo il polverone da campagna elettorale. A poco interessano gli animali al pascolo, perché basta promettere la soluzione più inverosimile per assicurarsi un pacchetto di voti.
Come 10 anni fa speriamo che gli allevatori accettino invece la collaborazione disinteressata delle associazioni ambientaliste, come accadde, purtroppo solo per un breve periodo, nel 2015.

