Nella scorsa puntata di questa rubrica si è introdotto il concetto di reddito (https://ilgiornaledeiveronesi.it/attualita/economia/leducazione-finanziaria-a-modest-proposal-1-il-reddito/). Cosa che non tutti sanno è che è possibile misurare anche quello di uno Stato. In questo caso si parla di Reddito Nazionale Lordo, sommatoria di tutti i ‘profitti’ di un determinato territorio. Se, da quanto descritto sopra, si tolgono tutti i redditi inviati all’estero e quelli trasferiti nei nostri confini da altri Stati, si ottiene il giornalisticamente famoso PIL o Prodotto Interno Lordo.
Ma, quindi, che cos’è questo PIL?
È un indicatore, qui si sta volutamente semplificando, che mostra la potenza economica di un paese, la sua capacità di produrre e di creare benessere per i propri cittadini.
Complicando un po’ il concetto, e stando alle definizioni classiche, il Prodotto Interno Lordo rappresenta il valore complessivo della produzione corrente di beni e servizi finali realizzati sul territorio nazionale nell’arco di un periodo di tempo (un anno generalmente). Si parla di produzione corrente perché vengono esclusi i prodotti di periodi precedenti (un’auto d’epoca, ad esempio) e venduti nell’anno corrente. I beni e servizi sono definiti, poi, come finali perché vengono esclusi dal calcolo tutti i semilavorati o i prodotti intermedi che confluiscono in altri beni. La vendita di rottami di ferro, ad esempio, non viene considerata se essa è utilizzata per produrre bulloni. La vendita dei bulloni, invece, è considerata. In sintesi il PIL è quello che si è prodotto solo nell’anno oggetto di rilevazione tolto, però, quello fabbricato e utilizzato per creare altro (sennò finirebbe contato due volte).
Da un punto di vista macroeconomico il PIL rappresenta, infine, la somma di consumi (C), investimenti (I), spesa pubblica (G) ed esportazioni (E) tolte le importazioni (M), in formula: PIL = C+ I + G + (E – M). È, cioè, la somma di tutti gli acquisti di beni e servizi di un periodo di tempo fatti dalle diverse categorie di utilizzatori. I consumi, infatti, sono gli acquisti tipici delle “famiglie”, gli “investimenti” lo sono delle imprese e la spesa pubblica lo è dell’operatore “stato”. Esportazioni e importazioni sono proprie invece dell’operatore “estero”.
Poco fa è stato introdotto il concetto di spesa pubblica. Esso è zoppo se non viene affiancato dal concetto di tassazione. Ogni forma di reddito è soggetta, infatti, a imposte con la quali lo stato finanzia (parzialmente) le sue attività di interesse generale.
Su questi concetti,però, torneremo la prossima puntata.
Nota del redattore: l’obiettivo di questa rubrica non è far vincere il premio Nobel per l’Economia allo scrivente attraverso la costruzione di un trattato universitario. È, semplicemente, quello di dare qualche spunto al lettore che possa essergli utile nel quotidiano.
di Matteo Peretti

