Scambio sottobanco con i due americani che hanno ucciso il carabiniere Marco Cerciello Rega?
Qualcosa non torna nella sbandierata pseudo vittoria di Giorgia Meloni nel suo sbaciucchiante approccio con Biden riguardo al caso di Chico Forti, condannato negli Stati Uniti all’ergastolo nel 2000 per un omicidio dai molti lati oscuri e detenuto dapprima al Dade correctional institution di Florida City e poi al South Florida reception center di Doral.
Già il 23 dicembre 2020 l’allora ministro (sui generis) degli Affari esteri, Luigi Di Maio aveva annunciato, con i soliti toni trionfalistici di chi asseriva d’aver “sconfitto la povertà” col reddito di cittadinanza, che il governatore della Florida Ronald Dion DeSantis, detto Ron, s’era dichiarato disponibile con riserva ad accogliere l’istanza di Chico Forti d’avvalersi dei benefici previsti dalla CEDU (Convention européenne des droits de l’Homme, Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, redatta ed adottata nell’ambito del Consiglio d’Europa), con la possibilità d’essere trasferito e di scontare il residuo di pena in Italia.
L’anticipazione di Di Maio però, non ebbe seguito concreto.
Ci ha riprovato ufficialmente, ora, Meloni ottenendo (stando a quanto dichiarato) il ritorno in Italia di Forti per proseguire qui la detenzione.
Chi conosce bene ed è realista riguardo alla posizione di Washington sulla salvaguardia a qualsiasi costo dei cittadini americani detenuti per colpe (anche le più atroci) all’estero, avanza qualche sospetto su quest’operazione propagandata come vittoria ed apparentemente priva di do ut des.
Il passato, infatti, fornisce conferme ed esempi: i casi della funivia del Cermis (a Cavalese, il 3 febbraio 1998, 20 vittime) e del funzionario del Sismi (Servizio informazioni e sicurezza militare) Nicola Calipari (ucciso a Baghdad il 4 marzo 2005) sono eclatanti in quanto ad impunità assicurata agli autori (militari americani) degli atti che hanno causato la morte di tanti coinvolti.
Nell’Italia inginocchiata da sempre agli Stati Uniti c’è ancora in ballo la vicenda del carabiniere Marco Cerciello Rega, ucciso a Roma da due cittadini americani, Lee Elder Finnegan e Gabriele Natale Hjorth, condannati dapprima all’ergastolo e, poi, rispettivamente a 24 ed a 22 anni.
Una zanzara fastidiosa ipotizza che la “merce di scambio” con Forti possa essere proprio un colpo di spugna riguardante questi due, destinati prima o poi ad essere estradati verso gli Stati Uniti che non tollerano propri cittadini in carcere all’estero, men che meno in un Paesucolo considerato colonia come l’Italia dai governi addomesticati.
Il condizionale, ovviamente, è d’obbligo, pur applicando il diritto al “sospetto” e la libertà d’un ragionamento “diverso”. I prossimi giorni confermeranno o meno questo classico teorema della sovranità nazionale tradita, della giustizia giusta vilipesa e degli intrallazzi sottobanco di politicanti scendiletto.
O, magari, finirà come al solito, a tarallucci e vino?
Claudio Beccalossi
https://it.wikipedia.org/wiki/Chico_Forti
https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_della_funivia_del_Cermis
https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Cerciello_Rega
https://www.agi.it/cronaca/news/2023-12-06/omicidio-cerciello-appello-bis-a-marzo-24314197/

