Cologna Veneta (VR)
Una somma di circa 380.000 euro è stata restituita nei giorni scorsi a una risparmiatrice veronese, a seguito di un’operazione bancaria contestata per assenza di autorizzazione valida. Al centro della vicenda vi è una controversa firma apposta su tablet all’interno della filiale di un primario istituto nazionale, senza che alla cliente fosse rilasciata copia della documentazione sottoscritta.
La protagonista, una cittadina pensionata S.A., si è vista addebitare in pochi giorni una somma di rilevante entità sul proprio conto corrente. Secondo quanto emerso, l’operazione sarebbe stata formalizzata in filiale tramite firma digitale su tablet, senza alcun rilascio contestuale di documentazione cartacea o digitale, impedendo di fatto ogni possibilità di controllo preventivo o esercizio del diritto di recesso nei termini di legge.
Solo dopo l’intervento dell’associazione Consumatori 24 con un serrato confronto con la banca, l’istituto ha avviato una verifica interna che ha portato alla restituzione integrale dell’importo sul conto della cliente, mentre gli accertamenti restano in corso per chiarire i dettagli della vicenda.
Il caso solleva una questione importante sulla prassi ormai diffusa di far firmare contratti e autorizzazioni su dispositivi elettronici, spesso senza che l’utente riceva copia di quanto sottoscritto. In situazioni simili, i consumatori rischiano di non avere alcuna prova materiale di quanto effettivamente approvato, con gravi conseguenze in caso di contestazioni.
Si invita pertanto chiunque venga chiamato a firmare documenti in filiale su tablet a pretendere copia immediata dell’atto, cartacea o digitale, prima di apporre la propria firma. La consapevolezza e la tracciabilità restano strumenti essenziali per la tutela del risparmio e dei propri diritti.

