Cari Lettori,
Riccione è tornata ad ospitare Le Giornate di Polizia Locale e Sicurezza Urbana, il più grande convegno nazionale dedicato alla Polizia Locale, giunto alla 45esima edizione.
L’edizione 2026, appena conclusa, ha visto oltre 50 sessioni formative durante le quali sono intervenuti circa 200 relatori tra Comandanti di Polizia Locale, giuristi, dirigenti di ministeri ed amministratori pubblici.
Nell’evento organizzato dall’UPLI – Unione Polizia Locale Italiana – di cui sono Vice Presidente, ha trovato spazio un mio intervento che ha ripercorso l’evoluzione dell’analisi delle notizie in possesso per prevenire e reprimere alcune tipologie di reati nell’epoca pre-Internet.
Il primo caso ha riguardato il traffico di cocaina dal Sudamerica all’Europa negli anni ’80, con il contrasto operato dalla Guardia di Finanza presso il valico ferroviario di Chiasso (CH).
Fino alla prima metà degli anni ’80, la cocaina era considerata una droga d’élite, la droga dei ricchi, ma dalla seconda metà del decennio il volume dei traffici crebbe verticalmente. L’uso di passeggeri sui voli di linea da Bogotà verso Amsterdam divenne sistematico, con i corrieri che ingerivano ovuli di cocaina o nascondevano i panetti nei doppi fondi dei bagagli. Una volta atterrata ad Amsterdam-Schiphol (o arrivata via nave al porto di Rotterdam), la cocaina poteva raggiungere l’80% dell’Europa occidentale in meno di 24 ore grazie alla perfetta rete autostradale e ferroviaria olandese.
Per cercare di intercettare i corrieri, avevamo studiato le rotte aeree dall’aeroporto “El Dorado” di Bogotà, il trasferimento dall’aeroporto di Amsterdam alla stazione di Amsterdam Centraal, e da qui l’ipotetico viaggio in treno con l’”Holland-Italien Express”, che univa Amsterdam a Roma, passando da Chiasso (il valico internazionale di Chiasso rappresentava l’accesso principale da Germania e Olanda verso la Lombardia e verso il centro-sud Italia). Negli anni ’80 i voli internazionali non si cercavano online, ma ci si affidava alle agenzie di viaggio, agli orari cartacei o telefonando direttamente alle compagnie aeree. Quindi, per cercare di intercettare i corrieri, trovati i collegamenti aerei tra Bogotà e Amsterdam e presunto il treno di imbarco verso l’Italia, veniva attenzionato quest’ultimo con azioni mirate. Questo sistema empirico permise il sequestro di 8 kg di cocaina occultati in un sottofondo di un baule di legno intarsiato, con l’arresto di un colombiano (foto).
Il secondo caso trattato ha riguardato gli anni 2000, con i suoi telefonini, Internet, i motori di ricerca, applicazioni telematiche, come quella per il controllo delle navi in navigazione tramite l’AIS (Automatic Identification System), che serve a trasmettere posizione, rotta e velocità della nave. Grazie a quegli strumenti tecnologici, negli anni ottanta impensabili, ed essendo all’epoca Comandante del GAN – Gruppo Aeronavale – della Guardia di Finanza di Cagliari, potemmo sfruttare al meglio la collaborazione tra Guardia Civil spagnola, Dogane Francesi, la nostra DCSA – Direzione Centrale Servizi Antidroga – ed Il MAOC-N (Centro Operazioni Analisi Marittime – Narcotics) con sede a Lisbona, e che ci consentì di effettuare diversi sequestri in alto mare; su tutti, quello della M/N Jupiter, un cargo di 100 metri battente bandiera delle Isole Cook, bloccato nel Canale di Sardegna, che trasportava 20 tonnellate di hashish nascoste nei doppi fondi sotto la stiva, coperta da blocchi di granito (foto).
Il terzo caso trattato è più recente, e ha riguardato la mia attività di vice Presidente della Commissione Consiliare sulla Sicurezza Urbana del Comune di Como. Per cercare di attivare le analisi predittive sulla microcriminalità urbana, vennero richiesti i dati sulle denunce agli atti della Polizia Locale di Como nei seguenti settori: vandalismo, spaccio e furti in casa. Ciò permise la creazione di una “crime mapping”, o mappa del crimine (foto), che altro non era che una rappresentazione visuale e geografica degli eventi criminosi che avvenivano in un determinato territorio. Le forze dell’ordine, analizzando dove e quando si verificavano i reati (gli hot spot), potevano ottimizzare le pattuglie inviandole preventivamente negli hot spot negli orari a maggior rischio. In tal senso avevo iniziato una embrionale collaborazione con il Prof. Andrea Di Nicola, Direttore del Centro di Scienze della Sicurezza e della Criminalità dell’Università di Trento, il quale aveva ideato il software Vigilium – sviluppato da Intellegit, startup sulla sicurezza dell’Università di Trento – che, grazie all’elaborazione dei diversi dati disponibili, poteva supportare le forze di polizia nel prendere decisioni più informate in tema di gestione della sicurezza urbana, conciliando le esigenze di bilancio con quelle di rassicurazione della popolazione, visto che l’insicurezza, si stima, abbia un costo di 800.000€ all’anno per un comune di 100.000 abitanti. Inutile aggiungere che tale collaborazione venne intralciata politicamente e non se ne fece più nulla.
Cordialmente, il Vostro Colonnello.

