Verona, piazza Bra, 6 novembre 2025 – Nonostante il silenzio, rispettato da severa procedura, la presenza in piazza Bra di 9 rappresentanti delle Donne in Nero, in piedi ed allineate, rigorosamente vestite di scuro, reggendo striscioni, con i loro cartelli di monito e denuncia esposti, ha costituito almeno un post-it se non un pugno nello stomaco per chiunque, ancora, abbia un minimo di sensibilità di fronte alle tragedie in Ucraina ed in Medio Oriente.
La loro zitta manifestazione pubblica s’è basata su slogans d’emergenza contemporanea: “Noi non ci arruoliamo. Contro il riarmo, la vendita di armi, il genocidio”; “Fuori la guerra dalla storia”; “In questa tregua non c’è pace”; “All’Europa non serve un esercito ma una forza di pace”; “Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo”; “Smilitarizziamo mente e territorio”; “Siamo con le donne di Israele e Palestina che costruiscono relazioni di pace e convivenza”; “A Gaza muore l’umanità”; “Per non perdere l’umanità! Resistenza e solidarietà di fronte allo sterminio dei palestinesi”; “Italia complice del genocidio a Gaza”; “L’Ucraina non è in vendita”; “Il governo israeliano è responsabile delle violenze dei coloni in Palestina/Cisgiordania. Uccisioni. Espropri illegali. Distruzione villaggi palestinesi. Basta!”; “È una vergogna l’aumento di spesa per le armi. Stop the war in Ukraine! (Fermare la guerra in Ucraina!)”; “Die Waffen nieder! Nie wieder Krieg! Gemeinsam für den Frieden (“Metti giù le armi! Mai più la guerra! Insieme per la pace!)”; “Cessate il fuoco subito”; “Chi siamo. Women in Black for justice, against war (Donne in Nero per la giustizia, contro la guerra). Le Donne in Nero sono una rete internazionale di donne impegnate per la pace e la giustizia e si oppongono attivamente all’ingiustizia, alla guerra, al militarismo e alle altre forme di violenza”.
Le ovattate dimostranti in piazza sono la ramificazione scaligera del movimento pacifista globale, appunto, Donne in Nero (in ebraico Nashim BeShahor) che raccoglie, ormai, circa diecimila attiviste nel mondo. Non si considerano un’organizzazione ma una forma di comunicazione diretta che ha adottato la protesta muta (con messaggi scritti o diffusi tramite striscioni, locandine e manifestini) quale tattica non violenta d’opposizione a guerre e militarismi e d’appello alla distensione.
Il gruppo iniziale di 9 donne (ebree israeliane) si formò a Gerusalemme nel gennaio del 1988, in seguito alla prima Intifāda (in arabo, cioè intervento, sussulto, rivolta, sollevazione), scoppiata nel dicembre 1987 e per biasimare l’occupazione dei territori palestinesi. L’iniziativa venne imitata, riunendo centinaia di donne in una trentina di luoghi in Israele, per poi propagarsi, nel corso degli anni, in molte altre nazioni, accomunando gli stessi ideali di pacifismo, deplorazione e necessità d’una metamorfosi dai conflitti.
Servizio e video di
Claudio Beccalossi
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