19 Settembre 2026, Liston 12 Piazza Bra, Verona
Si è svolta nella cornice centrale del Liston 12 una significativa mattinata di studi e approfondimento storico dal titolo: “1822 – 1856 dal Congresso di Verona al Congresso di Parigi (nel 170° anniversario). La questione italiana e la questione veneta”. L’incontro, organizzato dall’associazione culturale VenetoRussia e dal Comitato Veneto Indipendente e per la ricostruzione storica, ha riunito storici, opinionisti, rappresentanti istituzionali e appassionati di rievocazione per interrogarsi sulle radici geopolitiche del nostro territorio nell’Ottocento europeo.
L’evento, moderato da Palmarino Zoccatelli (presidente di VenetoRussia), ha acceso i riflettori su un arco temporale cruciale, in cui il destino del Veneto e della penisola italiana si è intrecciato indissolubilmente con le grandi dinamiche della diplomazia internazionale. Interrogato sul senso di un simile approfondimento proprio nel cuore di Verona, Zoccatelli ha evidenziato come riscoprire queste pagine dimenticate aiuti a rimettere al centro il valore storico e culturale del territorio veronese.
Nel corso del suo intervento, lo storico e autore Michail Talalay ha offerto una panoramica di ampio respiro sulla Guerra di Crimea e sul Congresso di Parigi del 1856. Lo studioso ha spiegato come il tavolo di Parigi abbia rappresentato una svolta decisiva per sdoganare la “questione italiana” e portarla per la prima volta con forza all’attenzione delle grandi cancellerie europee.
Il dibattito si è poi addentrato nelle complesse dinamiche del patriottismo ottocentesco grazie agli interventi di Riccardo Pasqualin e Nicola Cavedini. Pasqualin ha analizzato il pensiero di Antonio Maresio Bazolle e la sua attenta lettura della Russia post-Crimea, mettendone in luce le riflessioni geopolitiche, i timori sui nemici interni ed esterni e le previsioni sui futuri scenari europei. Su un binario differente si è mosso l’intervento di Cavedini, il quale ha offerto una lettura critica e controcorrente della figura di Daniele Manin e della Repubblica di San Marco del 1848. Cavedini ha evidenziato come l’azione di Manin rispondesse a una visione politica di stampo rivoluzionario e favorevole alla sovranità popolare, ben lontana dall’idea di potere tradizionale e legittimista. L’analisi si è spinta fino al 1866, interrogandosi sulle petizioni popolari, sulla stampa dell’epoca e sui moti anti-italiani nati in Veneto, offrendo spunti di riflessione inediti sulla percezione reale delle popolazioni locali tra disillusioni storiche e spinte autonomiste.
La mattinata è proseguita con i saluti istituzionali e gli interventi dell’ex deputato veronese Vito Comencini (per Popolo Veneto) e di Mauro Murgia (rappresentante in Italia della Repubblica dell’Ossezia del Sud-Alania). Interpellato sul senso di riscoprire oggi queste radici, Comencini ha sottolineato l’importanza di preservare la memoria storica locale all’interno dei processi identitari contemporanei.
A suggellare il legame tangibile tra passato e presente, la presenza scenografica dei militi in uniforme storica del 45° Reggimento Arciduca Sigismondo – reparto storicamente reclutato nelle province di Verona e Rovigo. I rievocatori hanno voluto trasmettere ai partecipanti il colore e la rigorosa fedeltà filologica di un’epoca, ricordando quanto studio e passione vi sono dietro la ricostruzione di ogni singolo dettaglio e delle vicende dei soldati che combatterono sotto le insegne imperiali.
La mattinata si è conclusa con un fresco aperitivo offerto ai partecipanti, suggellando un momento di confronto culturale che ha unito la ricerca accademica alla partecipazione viva e consapevole della cittadinanza.
di Claudia Viani

