Perché chi lancia messaggi di pace tra i popoli, come con i manifesti di amicizia tra Italia e Russia che appaiono ovunque nel Paese e contro l’ invio di armi e la guerra, viene messo all’indice da alcuni media e da una certa politica italiana e europea? La Costituzione che impone la via del dialogo e della diplomazia come metodo per la risoluzione delle controversie internazionali che fine ha fatto? Le iniziative di Parlamentari italiani ed europei nel cercare di “chiedere spiegazioni “ sugli autori, sulle finalità, sui finanziatori, creando dietrologie e teoremi di ogni tipo, scomodando persino fantomatiche indagini dell’intelligence, del Copasir, ha lo scopo di promuovere la pace o la guerra? Non è forse un modo per tappare la bocca con subdole minacce alle voci di dissenso sempre maggiori in Italia verso questa politica guerrafondaia? L’iniziativa è partita da alcuni amici a Verona, convinti che le scelte che l’Europa sta facendo siano, non solo incoerenti con lo spirito della nostra Costituzione, ma anche autolesioniste per il nostro Paese. Mi auto-denuncio: sono tra i primi finanziatori e ideatori dell’iniziativa; anch’io ho messo a disposizione qualche centinaio di euro tolti dalla mia famiglia per il bene del Paese. E’ vietato fare questo? Non c’è più libertà di pensiero, di opinione, di manifestazione in Italia? Siamo anche noi come in Ucraina dove la democrazia occidentale che decantiamo ha abolito la libertà di stampa, di manifestazione; ha abolito 11 partiti, le elezioni, la libertà religiosa? Finiamola con la morale “ad convenientiam”. Perché l’Occidente non ha fatto alcuno sforzo per attuare gli accordi di pace di Minsk? Perché ha continuato a rafforzare la strada della provocazione per far crescere il conflitto del 2014? Guardiamo dove vanno i flussi di denaro della guerra e capiamo chi detiene la regia di tutto questo. Moltissimi italiani dicono “no” a questa logica e non saranno certo le minacce sui giornali come Repubblica o le interrogazioni parlamentari della lobby politica europea delle armi a fermarli. Intanto le richieste di cittadini, associazioni, aziende che vogliono far pubblicare questi manifesti nelle loro città continuano ad arrivare: gli italiani che dicono “no” a questa logica perversa sono la maggioranza.
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