La politica energetica green sta andando in cortocircuito. L’energia da fonti rinnovabili non è continuativa. Quindi occorrono sistemi per accumularla quando è in eccesso per ridistribuirla quando c’è bisogno e non viene prodotta. È il caso dell’eolico e del fotovoltaico. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha per questo approvato diversi progetti di accumulo in mega batterie come quello di Nogarole Rocca e due bacini idrici in Val d’Adige a Brentino Belluno, per pompare l’acqua in quota (usando energia sic!) per poi farla ricadere a valle da dove si era pompata prima per ricavare meno energia di quella usata prima. Idiozia: ma è per salvare il pianeta! Progetti di interesse statale che non necessitano di pareri né comunali, né regionale frutto delle pazzie green europee che paghiamo in bolletta. Inutile parlare del costo ambientale e dell’impatto ecologico ed economico delle batterie di accumulo o del consumo del suolo agricolo. Per questi progetti super green i vincoli ambientali e le tutele spariscono d’incanto di fronte all’interesse superiore dell’ambiente. Gli ambientalisti e i loro comitati stanno zitti, inginocchiati ad inseguire il mantra del global warming (le cui cause sono tutte da dimostrare). Oggi il 55 percento dell’energia elettrica è prodotta dal gas metano che paghiamo più caro sempre per scelte geopolitiche Italiane ed Europee. L’energia dal metano è la meno impattante tra tutti gli altri idrocarburi:
CO₂ per kWh: circa 820-1050 g/kWh
CO₂ per kWh: circa 700-900 g/kWh
CO₂ per kWh: circa 400-500 g/kWh
Basterebbe usare impianti a ciclo combinato (CCGT) che usano sia turbina a gas che turbina a vapore, recuperando il calore che altrimenti andrebbe sprecato, per ridurre a 350 g CO₂/kWh oppure, attraverso la Cogenerazione (CHP) la produzione simultanea di elettricità e calore (usato per riscaldamento, industria, ecc.) per ridurre ulteriormente le emissioni a 250–300 g CO₂/kWh.
Il Gas naturale è quindi la fonte fossile meno impattante in termini di emissioni CO₂ per unità di energia prodotta e i margini di miglioramento in termini di emissioni ci sono tutti.
Qui però viene il paradosso dell’Unione (Ideologica) Europea: l’abbandono del gas dalle condotte e il ricorso al GNL, più caro e più inquinante. Nel confronto tra il metano via metanodotto e il GNL, il GNL ha un impatto ambientale maggiore per diversi motivi:
Il processo di liquefazione richiede molta energia, con un aumento delle emissioni di CO₂.
Il trasporto via nave ha un alto consumo energetico e emissioni aggiuntive.
Le perdite di metano durante la liquefazione e il trasporto via nave sono più elevate, con un impatto potenzialmente maggiore sul riscaldamento globale.
In sintesi, il metano via metanodotto è generalmente più efficiente, molto meno caro e meno impattante rispetto al GNL che comporta emissioni del 25-30% percento in più di CO2. Questi sono i paradossi della politica Green. L’importante, però, è mettere gli accumulatori a Nogarole Rocca o fare gli invasi (uno a valle e uno a monte) pompando l’acqua in quota dall’Adige a Brentino Belluno in Valdadige! L’ipocrisia ambientalista è andata in cortocircuito e gli italiani pagano gli errori in bolletta mentre la politica locale alza le mani impotente di fronte al motto “Salviamo il Pianeta”.

