Con lo sguardo lungo alle elezioni amministrative 2027
Atto primo! D’esordio ufficiale! È quello che s’è tenuto al Liston 12 (abitudinario ritrovo di incontri pubblici di politica, cultura e società), in piazza Bra. Cioè, la conferenza stampa di presentazione di Verona Riparte, d’area centrodestra e del suo triplice impegno programmatico (“Una squadra, delle idee, una visione per Verona”). Nel concreto obiettivo “rivoluzionario” di strade risanate da buche e rifiuti, quartieri socialmente attivi, sicurezza assicurata, verde mantenuto e curato, offerta culturale consona alla fierezza scaligera.
Temi scottanti di rivitalizzazione dell’immagine cittadina che stanno a cuore al fondatore e presidente del movimento civico (per ora non un partito ma già in cantiere per le elezioni amministrative 2027), l’avv. Alberto Lorusso, nel ruolo di novello Rodrigo de Triana, il marinaio andaluso che, a bordo della caravella “Pinta”, alle 2 del 12 ottobre 1492, avvistò per primo e gridò “Terra!” nella spedizione di Cristoforo Colombo con gli altri velieri “Santa Maria” e “Niña”. Come, appunto, Rodrigo de Triana, l’avv. Lorusso scruta ed urla da tempo sui canali social (richiamando al dovere istituzionale l’amministrazione locale) tutte le magagne… terra terra che costituiscono tormento e disagio per i veronesi.
L’incontro con i media è stato aperto dall’avv. Paolo Mensi (delegato a Legalità, Bandi statali ed europei): «Verona Riparte vuole dare un segno alla città cercando di promuovere iniziative nuove, di raccogliere i malumori delle persone, dando il suo appoggio, ovviamente non arrogante o presuntuoso. Noi siamo orgogliosi di questa associazione ed ambiziosi, nel senso che vogliamo cambiamenti, nella speranza di raccogliere il massimo dei consensi».
Alberto Lorusso, a sua volta, s’è “sbottonato” con un intervento dai tanti risvolti.
Perché s’è costituita Verona Riparte…
«Cosa ci ha spinti a fondare l’associazione 6 anni fa? La sensazione che esistano in parallelo due realtà. Da una parte c’è la vita vera, famiglie che fanno i conti per arrivare a fine mese, commercianti che alzano la serranda ogni mattina, professionisti, pensionati, studenti, con strade che devono percorrere, con servizi che devono funzionare. Problemi che attendono una risposta, una soluzione. Dall’altro lato, invece, sembra esserci troppo spesso la politica che segue canoni separati, fatti di tatticismi, schieramenti, rivalità personali, correnti, accordi, intrighi, giochi di potere, polemiche che interessano profondamente chi le vive, ma che risultano incomprensibili per i comuni cittadini e sono perlopiù irrilevanti se non perniciosi. Verona Riparte agisce proprio su questa constatazione. Eravamo e siamo persone convinte che Verona meriti di meglio, di più. Una politica capace di tornare alla vita effettiva, di creare un’alleanza tra Palazzo Barbieri, sede del Comune e le esigenze di noi, persone comuni».
Non va tutto bene così…
«Nel concreto nessuno passa il tempo a cercare nemici, divisioni. Le persone collaborano nella vita comune, lo fanno nelle associazioni, a scuola, nelle aziende, nelle famiglie, nei condomini. Una buca, ad esempio, non è di destra o di sinistra. Una buca è una buca, il degrado è degrado, la sporcizia è sporcizia, la negligenza è negligenza, non ci si scappa. La realtà non cambia guardandola da destra o da sinistra. L’attuale amministrazione ritiene che le cose funzionino, che va tutto bene così. Anzi, gli assessori rispondono anche piccati se ti permetti di fare delle critiche. Il sindaco, nelle rare volte in cui parla, non ammette errori, non compie un’autocritica. Se, poi, a qualche assessore fai notare che i fiori collocati sui ponti hanno la stessa utilità delle maniglie del “Titanic” lucidate mentre la nave stava affondando, ti risponde anche infastidito».
«Verona propone un’offerta culturale inadeguata rispetto alla città patrimonio mondiale dell’Unesco, tra le più visitate dai turisti in Italia. Questo è sotto gli occhi di tutti. Mentre a Rovigo c’era Kandinskij a Verona stava la mostra del gatto. L’ultima rassegna degna di nome che si ricordi è quella sui Maya, nell’anno di grazia 2016. L’amministrazione in carica non vede le buche che ci sono dappertutto, il traffico in città è impazzito, hanno eliminato strade a favore di ciclabili che non usa nessuno, tolto di mezzo parcheggi come se fossero un problema. In effetti i veronesi hanno un problema con i parcheggi, nel senso che non li trovano. Hanno eliminato il 50% dei posti auto in corso Porta Nuova ed anche alle Mura di Gallieno parcheggi preziosi dietro l’Arena, in prossimità della Circoscrizione 1^, sono saltati, su piazzetta Bra Molinari non dico una parola. L’unico modo per tenere al sicuro la città è permettere la frequentazione, perché non mi piace l’idea d’avere un poliziotto ad ogni angolo, sa molto di DDR. Il modo per garantire la sicurezza è quello di frequentare un posto tenendo gli occhi aperti».
Un sindaco non sia un sovrano da ancien régime
«Ci sono rifiuti dappertutto a Verona, cumuli di immondizia da far impressione, eppure “la città sta funzionando!”. Quello che fa specie è il silenzio al “Ma non vedi?”. Se lo vedo io, sono matto o c’è qualcosa che non funziona? La città è anche depressa, non c’è vivacità. Questa è l’amministrazione che ha segato degli alberi sani. Quindi, la politica così è una specie di farsa, un teatrino trito in cui si nega la realtà ma che, così, non serve a nessuno. L’amministrazione, per significato, è prendersi cura, questo è il nostro ragionamento. Sta a dire, occuparsi di qualcosa che appartiene a tutti. Bisogna assumersi delle responsabilità, avere il coraggio di fare delle scelte e d’essere presenti. Da qui nasce uno dei concetti che più ci identifica. Il sindaco non può essere un sovrano da ancien régime, non qualcuno lontano, distante ma l’amministratore del grande condominio che è la città, sempre presente. Il sindaco deve fungere da capitano della squadra, da padre di famiglia, da marito premuroso. Il sindaco deve essere dappertutto, onnipresente, vicino. Deve essere colui che rassicura le persone perché è la prima autorità. Ed ha un compito specifico, quello di far funzionare l’amministrazione per risolvere i problemi dei cittadini».
Applicare il criterio della selezione di candidati al voto
«Noi siamo partiti da qui, dalla convinzione che l’esperienza conti, che le competenze contino, che l’affidabilità conti, che la concretezza conti. Nella vita privata noi chiediamo referenze per chiunque, medico, avvocato, commercialista, idraulico, artigiano, parrucchiere, per chiunque svolga un servizio esigiamo che sia una persona con competente capacità. Invece, quando si tratta d’una cosa importante come sono le elezioni, questo criterio della selezione tende a scomparire. Si vota spesso per adesione ad un partito nazionale. O, peggio ancora, perché quella persona che chiede il voto gioca con te a calcetto, è parente d’un amico, va nella stessa palestra, tutte validissime ragioni per andarci a mangiare una pizza ma non per mettergli in mano le leve del potere. La cosa grave sta nel votare, appunto, per amicizia o quant’altro, con l’idea di fondo che quella persona, in fin dei conti, troppo danno non fa o farà. È questo che tradisce il voto dato così».
«Invece, le conseguenze poi ci sono, lo vediamo tutti com’è ridotta la città. Si vota come se si stesse esprimendo un’opinione ma, in realtà, quella scelta dura cinque anni. Occorre essere responsabili nel votare perché è vero il contrario, che il voto ha delle conseguenze importanti. Quindi, noi crediamo che sia arrivato il momento di riportare finalmente al centro del dibattito competenze, capacità, preparazione, affidabilità, sensatezza, pacatezza, concretezza. Ripristinare il contatto tra il Palazzo e la vita di tutti i giorni, perché questa dicotomia che s’è generata sta dimostrando tutti i propri limiti, sta rivelando la gravità di questa concezione sbagliata, non bisogna avere paura di dirlo».
Senza apparati e padrini
«Negli anni noi abbiamo organizzato incontri pubblici, dibattiti, conferenze, momenti di confronto, attività di denuncia ed articolato anche proposte concrete. Lo abbiamo fatto senza finanziamenti perché Verona Riparte si mantiene da sola, col contributo volontario dei soci. Soprattutto, senza apparati e padrini. Dedichiamo il tempo che ci rimane dopo il lavoro alla nostra associazione ed alla città nella quale viviamo. Ognuno di noi contribuisce al proprio bilancio personale ed al bilancio comunale pagando le tasse. Ed allora il passo è breve. Quando si partecipa alle casse comunali allora tanto vale che ci si prodighi direttamente per dare una mano a migliorare la vita della comunità nella quale si vive».
«L’aforisma di Paul Valéry dice pressappoco così: “La guerra è il luogo dove giovani che non si conoscono e non si odiano si uccidono tra di loro a causa di decisioni prese da vecchi che si conoscono e si odiano senza uccidersi!”. Noi dobbiamo evitare tutto questo. Che nel Palazzo ci siano due gruppi che si detestano l’un l’altro è un problema loro, non può contaminare noi. Perché quelle persone sono capaci di votare a favore o contro una delibera non per il merito, non pensando a quali siano le conseguenze ma secondo la convenienza individuale che può derivare dal fatto che il loro partito, la loro corrente ne tragga un vantaggio. Tutto questo però accade a spese dei cittadini. E noi questo non lo vogliamo più. Perché questo concetto, che ha animato finora la politica, è quello della tendenza alla divisione, un’animazione di rancori, risentimenti, fratture che ha generato una distanza e questo è palese, sotto gli occhi di tutti. Cioè, alla fine l’inconcludenza e la continua ricerca d’uno scontro hanno allontanato molti cittadini dalla vita pubblica. I pochi che, invece, ancora ragionano, parlano di politica si sono lasciati convincere, ingannare da quell’idea di fondo che bisogna gestire la politica come un derby, di qua o di là. Per forza».
«L’empatia al centro del nostro movimento!»
«Noi, invece, crediamo proprio nell’idea di comunità perché siamo tutti rigorosamente dalla stessa parte. Ricorrere alle etichette, quel partito o l’altro, per noi è una semplificazione che genera divisioni, mentre se ci si ferma a dialogare, se noi arginiamo i singoli, cerchiamo di capire quali siano le problematiche, anche se una persona ha una tessera d’un partito, si vede che la differenza in realtà non c’è. Se si va al merito delle scelte è possibile, invece, arrivare a delle soluzioni condivise. Soprattutto, poi, a livello comunale. Abbiamo messo l’empatia al centro del nostro movimento, cioè il mettersi nei panni dell’altra persona, vedere il mondo con i suoi occhi, anche solo per un momento. Aldilà delle convinzioni personali e delle differenze che, inevitabilmente, esistono perché noi abbiamo anime diverse, condividiamo comunque tutti quanti le stesse ansie e speranze, siamo persone comuni, ci preoccupiamo per il lavoro, per i soldi che non arrivano, per la sicurezza nostra e dei nostri figli, dei nostri anziani, per il futuro, per la qualità esistenziale a Verona. E proprio perché compartecipiamo a queste apprensioni, dobbiamo riscoprire l’idea semplice di comunità. Siamo tutti dalla stessa parte, non c’è una divisione».
Sono seguiti i contributi di altri esponenti di Verona Riparte: Lorenzo Cardini (Politiche giovanili), Anis Jerbi, noto pittore, disegnatore ed artista visivo (Arte ed Inclusione), Alessandro Beccalossi (divulgatore social), Davide Fiori (Trasporti e Viabilità), Francesca Guarducci (Scuola ed Istruzione), Armando Pietro Dassi (Innovazione tecnologica e Digitalizzazione), Daniele Papi (Decoro urbano, Gestione dei rifiuti e Verde pubblico), ancora Paolo Mensi ed Antonio Piccirillo (Coordinamento politico dell’associazione, Attività produttive).
di Claudio Beccalossi
Nella foto – I partecipanti alla conferenza stampa di Verona Riparte. Al centro l’avv. Alberto Lorusso.

