Lo sport, tra tutti, è uno dei campi storicamente più capaci di influenzare la nostra società e, di conseguenza, anche il nostro linguaggio. I più scettici potranno pensare che non è vero ma, se ci riflettiamo a dovere, è facile vedere quante siano, di fatto, le espressioni sportive che utilizziamo nel nostro parlato quotidiano spesso quasi senza accorgercene o senza conoscere l’effettivo riferimento a cui ci appoggiamo.
Ecco quindi una lista delle espressioni sportive più frequentemente e abitualmente usate nel linguaggio comune: le sorprese sono dietro l’angolo.

Partire in quarta
Al primo posto tra le espressioni sportive più usate nel linguaggio comune svetta la notissima “partire in quarta”, terminologia tanto celebre quanto incompresa. La maggior parte delle persone, infatti, nonostante usi il neologismo in modo corretto, ovvero utilizzandolo per indicare la partenza molto rapida ed energetica di un progetto o discussione, lo crede riferito al settore automobilistico quando, invece, non è così.
L’espressione “partire in quarta”, infatti, non viene dal mondo a quattro ruote ma da quello della scherma, sport ben più antico ma comunque pericoloso, dove due contendenti si affrontano con l’uso di un’arma appuntita, sia questa un fioretto, una sciabola o una spada. La “quarta”, in questo caso, altro non è che una posizione di partenza molto offensiva, in grado sferrare un attacco repentino e inaspettato che, spesso, nel gioco si rivela decisivo. È da qui che il termine è partito, allargandosi poi al più ampio significato di atteggiamento risoluto nei confronti di un qualsiasi obiettivo.
Andare All-in
Al secondo posto di questa nostra lista delle espressioni sportive più comunemente usate non può non esserci la famosissima “andare all-in” che abitualmente viene impiegata per indicare quella situazione in cui si è disposti a fare di tutto pur di raggiungere il risultato finale. “Ho deciso di andare all-in e mi sono candidato per il ruolo, sognavo quella posizione da sempre”: questo è un classico esempio di utilizzo ordinario di questa espressione.
Il termine all-in, però, deriva dal poker e, per spiegarlo in modo semplice, indica l’azione di puntare tutto il patrimonio di fiche che si ha sul tavolo in una sola giocata. La corrispondenza di significato, quindi, è evidente. Pochi, però, sanno che quanto appena detto è vero solo in un gioco in cui non ci sono limiti di puntata, come il No Limit Texas Hold’em. Per tutte le altre tipologie di gioco, invece, il termine suggerisce un’azione che viene arricchita di caratteristiche e specifiche che variano di caso in caso e che possono, quindi, essere conosciute solo da veri giocatori professionisti.
Salvarsi in corner
Al terzo posto, invece, abbiamo una delle espressioni calcistiche più frequentemente utilizzate anche da chi, di calcio, non ci capisce poi molto. La locuzione “salvarsi in corner”, infatti, viene dallo sport più famoso del mondo ed è di solito usata per indicare quell’azione che ci salva da una situazione critica proprio quando credevamo di non uscire più, ovvero “il riuscire, con l’aiuto della fortuna o meno, a salvarsi all’ultimo momento” (cit. Treccani).
Il modo di dire in questo caso non subisce alcuna variazione rispetto al concetto originale, come avviene invece per la scherma, ma, appunto, si riferisce proprio all’azione che un giocatore compie quando, trovandosi in una circostanza pericolosa, decide di mandare la palla oltre la propria linea di fondo, regalando, di fatto, un calcio d’angolo (da qui l’uso di “corner” che in inglese significa proprio “angolo”) alla squadra avversaria ma salvando la propria da una possibile fine rovinosa.

Gettare la spugna
Concludiamo questa nostra lista delle espressioni sportive più utilizzate nel gergo comune con un modo dire che proviene da un altro degli sport che, insieme al calcio, ha portato nella nostra lingua una serie infinita di neologismi e anglicismi: stiamo parlando della boxe.
Il termine “gettare la spugna”, infatti, ci arriva proprio grazie a questo sport nato in Inghilterra ma spopolato in Italia solo tramite la Francia a inizio del Novecento e, come nello sport da cui origina, indica quel momento in cui si abbandona un progetto (o un combattimento) perché non si è in grado di raggiungere l’obiettivo. Si tratta di uno dei modi di dire più amari ma anche più usati da noi italiani e rappresenta la resa, l’abbandono dei giochi.
*I.P.

