Buttapietra – Venendo dal tragitto Verona-Ca’ di David-Magnano, sulla Strada Statale 12, in direzione di Buttapietra, appena superato il Centro ippico “Il Muretto” (a destra) si svolta (a sinistra) in via dell’Agricoltura che, poco dopo, si divide in due tratti: uno che devia verso Marchesino e l’altro che entra negli ambiti del Palazzetto “Bovolino”, dell’Istituto d’istruzione superiore “Stefani-Bentegodi” (polo didattico ad indirizzo agrario, sia tecnico che professionale) e dell’Unità Organizzativa Fitosanitario della Regione Veneto, col suo Laboratorio di fitopatologia.
Poco prima, tagliato in due da via dell’Agricoltura, s’estende il Parco Bovolino (tra il fiume Menago, il Canale Raccoglitore Principale, la Fossa Bova ed il Fosso del Meneghetto) su terreni provinciali in gestione all’Istituto “Stefani-Bentegodi”.
Fa parte del Bosco consociato del Menago, reso patrimonio ecologico pubblico e finanziato, per la maggior parte, dal Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Verona (tramite i fondi dei progetti “Rinaturalizzazione aree fluviali” e “Risorgive”, all’interno dei progetti Solidarietà 2004 e 2005) con la collaborazione di Legambiente, Circolo “Il Tiglio”.



Il fiume Menago, dai 40 km di lunghezza, scaturisce dalla sorgente in località Fracazzole (Ca’ di David) e poi sfocia nel Tartaro-Canalbianco-Po di Levante, poco oltre Santa Teresa in Valle, frazione di Cerea. Attraversa i comuni di Verona, Buttapietra, Oppeano, Bovolone, Casaleone e Cerea. I suoi affluenti di sinistra sono Scolo Seresin, Scolo Bonamore, Bolletta, Crear, Frescà, Canossa. Quelli di destra, a loro volta, si chiamano Moceniga, Schiva, Scolo Generale, Scolo Fossà, Drizzagno, Fumanella, Peccana, Peccanella, Speziala, Fossa Nuova.



Come informano alcune tabelle presenti al limitare delle aree interessate, il piano attuativo della superficie rivalutata e protetta ha previsto la “costituzione d’un bosco consociato su un’area di 10mila mq, formato da un totale di 600 essenze arboree autoctone facenti parte di 46 specie diverse, tra alberi di prima e seconda grandezza ed arbusti tipici della pianura veneta”. Consociato, “cioè composto sia da specie di pregio (noci, farnie, frassini ecc.) che da specie accompagnatrici (ontani, olmi, salici, pioppi ecc.). I filari di alberi sono poi intercalati da arbusti autoctoni”.
S’è poi inserita l’esigenza d’un bosco planiziale (ovverossia un terreno con alberi in pianura), riqualificando uno spazio di 20mila mq. Ospita “circa 400 piante autoctone di prima e seconda grandezza di 20 specie diverse, su quattro fasce parallele mano a mano che ci si allontana dal fiume: salici e frassini sulla prima, poi ontani e pioppi, quindi aceri e olmi per finire con farnie e carpini”. Un classico bosco di pianura.


L’ulteriore realizzazione d’una siepe, detta “mangiatoia vivente”, ha assolto il fine d’agevolare l’insediamento e l’alimentazione degli uccelli e degli insetti utili. Lunga 100 m e larga 10, la siepe verte su 300 arbusti di 40 specie autoctone varie, “a valenza della produzione di fiori, di bacche e lo sviluppo d’un habitat per la fauna selvatica”.
È stata eseguita la piantumazione di siepi campestri lungo le rive dei corsi d’acqua con ruolo filtro-ripariale, cioè di riduzione dell’inquinamento delle acque superficiali provocato dall’uso di fertilizzanti chimici, diserbanti ed antiparassitari. Apporto utile anche come medio frangivento a protezione delle piante dagli effetti negativi del vento, ombreggiamento dei fossi, sostegno delle sponde, innesco di ambienti consoni per pesci e fauna selvatica in genere.
I cartelli esplicativi presenti elencano le specie botaniche autoctone ed il percorso campestre Bosco del Menago, utili per lasciarsi andare ad un primo approccio od al convinto ritorno ad una natura da applausi e così ben coccolata appena fuori porta…














Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi

