Forse non si tratterà di vero e proprio vilipendio, ma lo spaparanzarsi a dormicchiare sul prato antistante un manufatto della memoria storica non solo locale costituisce, oltre ad offesa ai valori commemorativi e scarsa volontà d’integrazione, danno al manto erboso curato da addetti comunali.
Potrebbe essere rimproverato di queste “colpe” (più che altro morali) il tizio di presumibile origine asiatica che, forse invogliato dall’“avvolgente” frescura dell’erba attorno al monumento “Borgo Roma ai suoi caduti 1915-1918 = 1940-1945” (tra le vie Centro a Volturno), s’è messo tranquillamente a schiacciare una pennichella, se non a dormire profondamente senza che i rumori pomeridiani attorno lo disturbino.





L’uso… improprio dell’area verde non è prerogativa unica del “bell’addormentato”. Anche chi vi lascia rifiuti ha la sua parte di responsabilità. E di mancanza di rispetto soprattutto del nucleo centrale dell’insieme, cioè l’opera artistica del noto Mario Salazzari (Lugagnano di Sona, 16 novembre 1904 – Verona, 6 giugno 1993, scultore, partigiano e poeta) che nel 1920 vinse, ad appena 16 anni d’età, lo specifico concorso per la realizzazione celebrativa (all’epoca dedicata ai caduti della Prima guerra mondiale), terminata nel 1925.





La struttura ad obelisco ha base quadrangolare e componenti bronzei. L’aquila dalle ali spiegate costituisce la metafora della Vittoria. A motivare con più incisività visiva l’iscrizione di dedica, è stato posizionato un elmetto tra due rami d’alloro. Le quattro targhe allegoriche soprastanti, a loro volta, rappresentano drammaticamente il sacrificio delle madri che hanno dato alla Patria i propri figli e l’eroismo italiano nei vari fronti (nelle trincee, nell’aria, in mare).









Sulla sommità si staglia un’ara con missione virtuale di disperdere in cielo il fuoco sacro dei caduti.
Sorto in una posizione leggermente sopraelevata rispetto alla superficie integrativa circostante, il complesso rievocativo, agli angoli del suo perimetro, conserva residuati di quattro bombe d’aereo.
Diventato, nel corso dei decenni, un monumento simbolo e punto geografico (per incontri ed appuntamenti di amici tra ieri ed oggi per decidere dove andare, «…se trovemo davanti al monumento…») tradizionalmente abitudinario per gli abitanti di Borgo Roma, sarebbe auspicabile una sua “consacrazione” maggiormente pubblica, collocandovi accanto una tabella esplicativa quale promemoria per contemporanei e generazioni future.
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi
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