L’indecenza trova ancora spazio, in piazzale XXV Aprile, davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova, nonostante l’impennata di vigilanza istituzionale da parte di polizia di Stato e locale, carabinieri, guardia di finanza, militari dell’Operazione “Strade sicure”. Un controllo maggiore in seguito, soprattutto, alla tragica vicenda avvenuta davanti all’ingresso principale dell’ambito ferroviario il 24 ottobre 2024, con la morte di Moussa Diarra, maliano di 26 anni, che, armato di coltello, ha tentato d’aggredire un agente della Polfer costretto a difendersi sparando.
Il degrado ambientale ed umano persiste comunque. La presenza di immigrati (più o meno regolari) apparentemente nullafacenti e di vagabondi che bivaccano con i loro stracci (che poi abbandonano) e lordano angoli (trasformati in maleodoranti latrine a cielo aperto che, purtroppo, nessuno si sogna d’igienizzare almeno periodicamente) a ridosso del Tempio Votivo (parrocchia santuario Cuore Immacolato di Maria), costituisce una costante tenuta d’occhio ma non arginata.




Così come non mancano e non vengono debitamente cancellate le varie scritte vandaliche su muri esterni della chiesa (compreso quel “Fate i bravi” che sembra, più che altro, una presa in giro) e nella pensilina d’attesa degli autobus.



Le situazioni d’emergenza esistenziale vengono seguiti dallo “Sportello unico accoglienza”, attivo nel complesso parrocchiale dove, nel passato, era aperto il ristorante “da Aldo”.


La Caritas diocesana veronese, La Cooperativa sociale “Il Samaritano” ed il Comune di Verona si sono messe insieme per offrire un servizio umanitario in un luogo, la stazione ferroviaria ed i suoi dintorni, diventato, purtroppo, la sosta e la permanenza degli ultimi, stranieri ed italiani ed il polo attrattore di smercio e consumo di droga, con frequenze di disperati dediti all’alcool come estremo stadio…



Servizio e foto di
Claudio Beccalossi
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