Degrado in penne e piume, come altrove, in un sudicio e fatiscente portico di via Luigi da Porto, parte dell’ex fabbricato del campo fiera cavalli (realizzato, secondo vari lotti di lavori, tra il 1897 ed il 1928), nell’ambito degli Orti di Biadego, oltre le mura comunali di Verona, tra il fiume Adige e l’odierna via del Pontiere.


In questo spazio coperto (accanto ad un frequentato ufficio postale), dove prima dormivano e campavano in luridi addiacci dei senza fissa dimora poi allontanati, ora spadroneggiano indecenza, sporcizia ed un diffuso olezzo d’orina (segno d’assente volontà istituzionale di ripristino strutturale anche minimo e di preservazione igienico-ambientale).
Anche i piccioni (colombi di città, piccione comune, piccione selvatico occidentale, Columba livia) vi bazzicano spesso e volentieri, liberandosi del loro guano, affluendo ancor più in qualche Columbus Day d’occasione, quando qualcuno getta loro avanzi di pane, diventando un tantinello aggressivi se disturbati, con svolazzi sfrontati che schivano, se non impattano, il rompiscatole di turno.






Il guano, ormai, ha intaccato angoli e superfici a terra, oltre ad elementi a parete esterna, come una videocamera dell’ufficio postale ed il condensatore d’un impianto d’aria condizionata ridotti in repellenti condizioni, nonostante l’abbondare di dissuasori con punte metalliche anti uccelli.


In ogni caso, non va assolutamente oscurato o minimizzato il fatto, scientificamente provato, che il guano dei piccioni/colombi possa costituire tramite e/o causa di varie infezioni alle persone.
Degli esempi?
La salmonellosi, l’istoplasmosi, la criptococcosi, l’ornitosi o psittacosi. In grado di procurare emergenze respiratorie, infezioni intestinali e, in circostanze determinate, meningiti. Il guano, inoltre, può detenere parassiti (zecche, pulci ed acari) atti a loro volta a trasmettere malattie.
In pratica: le particelle infette del guano secco dei piccioni, se inalate, sono in grado di causare infezioni respiratorie; il contatto diretto, ovviamente casuale, con il guano fresco è motivo di contagi cutanei ed intestinali.
I rischi per la salute pubblica, quindi, sussistono e chi sa (perché è impossibile che gli organi competenti non ne siano stati informati) dovrebbe semplicemente dar corso ad un’iniziale opera di bonifica generale nell’isolamento provvisorio del sito, col coordinamento o supporto di servizi veterinari, seguita da un programma di verifica e d’intervento a cadenza regolare.
Non è un bel vedere, infatti, per quanti simpatia e rispetto si provino per gli uccelli cari alla tradizione scaligera ed ispiratori di artisti veronese. Perché vi passano spesso davanti cittadini provenienti dai parcheggi vicini (molti con le mani in testa per ripararsi da eventuali… sorpresine cascanti dall’alto). Ed i turisti diretti od al rientro dalla visita ai vicini Tomba di Giulietta e Museo degli Affreschi “Giovanni Battista Cavalcaselle”.
In attesa delle mosse dell’elefantiaca burocrazia, qualcuno (magari un animalista od un etologo illuminato?) escogiterà alternative “intelligenti” prima che si pretendano drastiche decisioni dal degenerare della situazione? Sperando che non si arrivi mai a scene come quelle del film thriller “Gli uccelli” (“The birds”) del 1963, diretto dal maestro del brivido Alfred Hitchcock…

Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi
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