Da stazione-regina (inaugurata nel 1847) nel collegamento verso Venezia a secondo scalo della città. Complementare, non certo inferiore all’epoca e non solo per ragioni militari e logistiche ma pure in quanto ubicata gomito a gomito con le Officine Grandi Riparazioni (Officine centrali del Lombardo-Veneto), stabilimento industriale eretto tra il 1847 ed il 1851 e specializzato nel riassestamento di carrozze e carri danneggiati e nella produzione di caldaie a vapore dapprima e di locomotive in seguito, con relative manutenzioni. Officine tuttora operanti di Trenitalia, nell’ammodernamento continuo, nella revisione delle locomotive elettriche.




Il tutto avvenne dopo la costruzione del ponte della ferrovia sull’Adige (tra il 1850 ed il 1852, dedicato a Francesco Giuseppe I della Casa d’Asburgo-Lorena, imperatore d’Austria e re apostolico d’Ungheria) che permetteva il congiungimento con la seconda stazione in ordine di tempo, quella di Porta Nuova (sorta provvisoriamente in legno nel 1851 e poi soppiantata, nel 1852, da una modesta costruzione in muratura) destinata dai progettisti imperiali ai collegamenti con Mantova (nel 1853), Brescia (nel 1854) e verso il Brennero (nel 1859).
Il primo treno che, nel 1852, arrivò da Venezia nella neonata stazione di Porta Nuova superando il fresco ponte della ferrovia ebbe, come forza trainante, la locomotiva battezzata “Verona”.
Il ruolo del complesso ferroviario di Porta Vescovo era attinente ai bisogni difensivi austriaci ed alla vicinanza con la vasta area di Campo Marzo, sede di magazzini e trasporti militari, nel contesto del bastione appunto di Campo Marzo, situato lungo le mura magistrali, progettato nel 1565 per la Serenissima Repubblica di Venezia dall’ingegner Francesco Malacreda, o Malacrida e Malagrida.



Nel 1865, nella cinta muraria tra il bastione di Campo Marzo e quello delle Maddalene, trovò inserimento la Porta di Campofiore (su disegno di Anton Naredi Reiner) che permetteva il collegamento su binario tra la stazione di Porta Vescovo e la provianda militare, cioè lo stabilimento della provianda di Santa Marta creato tra il 1863 ed il 1865, originariamente chiamato Verpflegs Etablissement Santa Marta, progettato dalla Genie Direktion Verona (Direzione del Genio di Verona) austriaca di stanza in città. La provianda, dotata di panificio e silos, provvedeva alla produzione di pane e gallette oltre che all’amministrazione ed al deposito di vari generi di sussistenza per le necessità della guarnigione di stanza nel comprensorio scaligero.



Dopo l’annessione al Regno d’Italia di Verona nel 1866 ed i lavori per la nuova stazione di Porta Nuova (iniziati nel 1910, bloccati per la Prima guerra mondiale e conclusi con l’inaugurazione del 22 marzo 1922) che la volevano come scalo principale in città per dar risposta alle nuove esigenze ferroviarie, il ruolo su rotaia di Porta Vescovo passò in secondo piano sotto il profilo passeggeri, pur mantenendo sempre importanza d’esercizio.
Tra il 1881 ed il 1958, infatti, la sua ubicazione costituì il terminal di tranvie extraurbane: Verona-Caldiero-San Bonifacio, Verona-Grezzana, diramazioni Caldiero-Tregnago e San Bonifacio-San Giovanni Ilarione, prolungamento San Bonifacio-Lonigo-Cologna Veneta.
Dalla stazione di Porta Vescovo partì, il 14 luglio 1941, il primo convoglio di soldati italiani mandati a combattere contro l’Unione Sovietica appartenenti al CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) poi diventato ARMIR (ARMata Italiana in Russia). Una targa in marmo apposta all’esterno che dà sul viale ed inaugurata il 29 settembre 1991 commemora l’evento foriero di tante perdite e sofferenze: “Da questa stazione partì la prima tradotta di combattenti per il fronte russo. I reduci a loro perenne memoria posero. 14 luglio 1941 – 29 settembre 1991”.

Durante il secondo conflitto mondiale la stazione (tra gli obiettivi primari con l’altra di Porta Nuova per le loro funzioni di connessione e rifornimento) ed i suoi paraggi subirono bombardamenti di formazioni aeree alleate. Il più cruento fu quello del 28 marzo 1944 effettuato da B-17 Flying Fortress e da B-24 Liberator dell’USAAF (United States Army Air Force) che devastò soprattutto la vicina borgata di Porto San Pancrazio causando un alto numero di vittime.
All’interno del bar della stazione è conservata ed esposta una discreta riproduzione in scala di com’era il fabbricato ferroviario prima d’aver a che fare con la guerra. Una curiosità retrospettiva da osservare sorseggiando un caffè…



Servizio e foto di
Claudio Beccalossi


