Con la legge che approviamo oggi in Consiglio regionale vogliamo sostenere e valorizzare la tradizione del presepe, una delle espressioni più profonde della tradizione natalizia italiana. È una scelta che condivido e che considero importante, perché il presepe non è soltanto una rappresentazione della Natività, ma porta con sé un messaggio universale di speranza, di accoglienza e, soprattutto, di amore per la vita.
La tradizione attribuisce a San Francesco d’Assisi la realizzazione, nel 1223 a Greccio, della prima rappresentazione vivente della Natività. Da allora il presepe è diventato parte integrante della nostra cultura e della nostra identità.
Proprio per questo, però, dobbiamo evitare che questa iniziativa diventi un modo per metterci la coscienza a posto. Sarebbe una contraddizione celebrare oggi, attraverso il presepe, un forte messaggio di valorizzazione della vita e, allo stesso tempo, aver recentemente approvato una legge sul suicidio medicalmente assistito.
Sono messaggi antitetici. Il presepe è un inno alla vita; le scelte legislative che introducono e regolamentano il suicidio medicalmente assistito sono invece, a mio avviso, messaggi di morte.
Non possiamo cadere nelle contraddizioni. Se il presepe è uno strumento della nostra tradizione attraverso il quale vogliamo ricordare e trasmettere un messaggio forte, dobbiamo avere il coraggio della coerenza e fare in modo che quel messaggio non venga poi smentito nei fatti dalle decisioni assunte da questo Consiglio regionale.
Sostenere il presepe significa anche interrogarsi sul significato profondo che esso porta con sé. La tutela delle nostre tradizioni non può ridursi a un fatto folkloristico o simbolico: deve accompagnarsi alla responsabilità di tradurre quei valori nelle scelte concrete delle istituzioni.
Il presepe ci parla della vita. Non possiamo celebrarlo oggi e contemporaneamente approvare scelte legislative che sono messaggi di morte. La vera sfida è avere coerenza tra i valori che proclamiamo e le decisioni che assumiamo.

