Cari Lettori,
tra un mese sarà trascorso un anno da quando la Redazione “IL GIORNALE DEI VERONESI”, mi ha concesso l’onore di poter scrivere alcune mie riflessioni nella rubrica “In Viaggio col Colonnello”.
L’esperienza naturalmente va avanti, ma ho sentito anche la necessità di potervi raccontare qualcosa su personaggi del mondo della politica, e non solo, e quindi ho pensato a una rubrica parallela che ho chiamato:
“Il Colonnello intervista…” ed in cui porrò domande, magari a volte scomode, a personaggi noti e meno noti, ma non per questo meno interessanti.
A dire il vero ho iniziato questo percorso già durante le ultime elezioni regionali in Veneto, quando ho avuto modo di intervistare Marco Rizzo, attuale coordinatore di Democrazia Sovrana Popolare; Enzo Spatalino, giornalista, opinionista e conduttore televisivo di programmi come “La Voce d’Italia“ e “L’Opinione di Enzo Spatalino“; Stefano Valdegamberi, attuale Consigliere Regionale del Veneto; ed infine, last but not least, l’Eurodeputato Generale Roberto Vannacci, che non ha bisogno di presentazioni.
Di tutti lascio di seguito i link per una lettura immediata.
Ma direi di inaugurare la nuova rubrica intervistando Gabriel Corasiniti.
Gabriel, classe 1995, nato a Soverato (CZ), Capotreno sui Frecciarossa, già carabiniere, oggi vive a Milano.
Molto attivo all’interno del Mondo al Contrario, ovvero l’Associazione che porta avanti gli ideali del Generale Roberto Vannacci, è appassionato di politica, comunicazione e attualità; è attivo soprattutto su Instagram, dove con i suoi reels coinvolge una community affezionata ed in crescita, dove conta più di 11 mila follower e dove i suoi video fanno tra le centinaia di migliaia e i milioni di visualizzazioni!
Gabriel ha scritto un libro dal titolo impegnativo: “ANTICOMUNISTA”. Con questo libro ha deciso di portare le sue riflessioni anche su carta, con l’obbiettivo di stimolare il dibattito e offrire uno strumento chiaro e accessibile a chi vuole capire, reagire e prendere posizione.
Ciao Gabriel, iniziamo pure:
Di cosa parla il tuo libro ANTICOMUNISTA?
“ANTICOMUNISTA non è un libro nostalgico né ideologico. È un manifesto valoriale. Parla di libertà individuale, identità, responsabilità, merito, famiglia, patria e proprietà privata.
Il libro nasce dall’esigenza di reagire a un pensiero unico imposto sotto nuove forme, spesso mascherate da progresso o inclusione, che tende a colpevolizzare chi difende le proprie radici e a silenziare il dissenso.
Non attacco persone, ma un sistema culturale che vuole decidere cosa è giusto pensare”.
Cosa intendi quando dici che “il comunismo non è morto”?
“Il comunismo non è morto, ha solo cambiato volto. Oggi non si presenta più con falce e martello, ma con il controllo culturale, la cancel culture, l’ideologia di genere imposta, la criminalizzazione del dissenso, l’attacco alla proprietà privata e alla famiglia. È un comunismo moderno, soft, ma non meno pericoloso, perché penetra nelle scuole, nei media, nelle istituzioni culturali, e soprattutto si spaccia per neutralità morale.”
Quali sono i rischi del comunismo moderno?
“Il rischio è perdere gradualmente libertà senza accorgercene. Quando chi non si allinea viene isolato, ridicolizzato o silenziato, siamo già oltre la democrazia piena. Il comunismo moderno non prende il potere con i carri armati, ma con il controllo del linguaggio, delle idee, del pensiero. Ed è proprio per questo che va contrastato culturalmente prima ancora che politicamente”.
Tu sei molto attivo sul fronte della sicurezza poiché ha maturato esperienze diverse a contatto diretto con questo tema. Qual’ è oggi lo stato della sicurezza pubblica in Italia?
“La sicurezza pubblica in Italia attraversa una fase complessa che richiede analisi lucida e risposte strutturate. Esiste un impegno costante e professionale da parte delle Forze dell’Ordine e degli operatori dei servizi pubblici, ma questo impegno non sempre è supportato da strumenti normativi, risorse e organici adeguati, per colpa di scelte politiche sbagliate fatte in passato da una certa area politica, con anni di delegittimazione e di norme che tutelano più chi delinque che chi difende la legge.
Negli ultimi tempi qualcosa ha iniziato a muoversi, anche grazie all’azione del Governo di Giorgia Meloni, che ha riportato il tema della sicurezza al centro dell’agenda istituzionale. Si tratta di segnali importanti, che vanno nella direzione di un rafforzamento del presidio del territorio e di una maggiore attenzione alla tutela di chi garantisce l’ordine pubblico.
Tuttavia, c’è ancora molto da fare. In diverse aree urbane e in luoghi sensibili come stazioni, nodi di trasporto e periferie, si registra un arretramento della presenza dello Stato, spesso accompagnato da degrado urbano e da una percezione diffusa di impunità.
La sicurezza non può essere affrontata in modo emergenziale o ideologico. È necessario rafforzare il presidio del territorio, garantire certezza della pena poiché senza questa ogni politica di sicurezza è monca, tutelare chi opera per l’ordine pubblico e coordinare in modo efficace prevenzione, controllo e intervento. La sicurezza è un bene pubblico primario: senza di essa non c’è coesione sociale, non c’è sviluppo e non c’è pieno esercizio delle libertà democratiche”.
Qual è il tuo impegno politico al fianco del Generale Roberto Vannacci?
“Il mio impegno politico al fianco del Generale Roberto Vannacci è innanzitutto territoriale e concreto.
Condivido un impianto valoriale chiaro, basato su identità, libertà, sicurezza e responsabilità, ma ritengo fondamentale che questi principi trovino applicazione nella realtà quotidiana delle comunità locali.
Il mio lavoro si concentra sulla costruzione di reti civiche, sul dialogo con amministratori locali, associazioni e cittadini, e sulla trasformazione delle idee in proposte operative. Non credo in una politica calata dall’alto: credo in un percorso che parta dal territorio e torni alle istituzioni con contenuti solidi e condivisi. L’obiettivo è contribuire alla formazione di una nuova classe dirigente, radicata nei territori, capace di ascoltare e di decidere, portando nella politica locale e nazionale competenza, presenza e coerenza”.
Cosa ne pensi del Generale Roberto Vannacci?
“Ho avuto modo di confrontarmi spesso con il Generale Roberto Vannacci, e ne ho apprezzato la chiarezza, la preparazione e la coerenza del pensiero. È una figura che ha saputo riportare nel dibattito pubblico temi che per troppo tempo sono stati elusi o affrontati con superficialità.
Ha ridato voce a un’Italia reale, che non si riconosce nel politicamente corretto e nei dogmi imposti. Il suo contributo non è stato solo mediatico, ma culturale: ha stimolato una riflessione ampia su identità, libertà di espressione, sicurezza e responsabilità, intercettando un sentimento diffuso nel Paese. Ma ora serve il passo successivo: passare dalle parole ai fatti. Il mio compito è questo: stare tra la gente, ascoltare, organizzare e costruire.
La gente non vuole più slogan, ma coraggio e coerenza”.
Sul piano territoriale, quali collaborazioni politiche e associative hai avviato negli ultimi mesi?
“Negli ultimi mesi ho avviato una collaborazione strutturata con l’associazione Il Nord X Vannacci, realtà radicata sul territorio che condivide una visione chiara su sicurezza, identità, autonomia e partecipazione civica. Questa collaborazione nasce dalla volontà di tradurre idee e valori in azione concreta, costruendo presìdi territoriali, momenti di confronto e iniziative politiche capaci di coinvolgere cittadini, amministratori e realtà associative locali.
Non si tratta di un’operazione formale o di facciata, ma di un percorso operativo che punta a rafforzare il radicamento sul territorio, mettendo in rete competenze, energie e sensibilità comuni.
L’obiettivo è costruire una politica presente, riconoscibile e responsabile, capace di offrire risposte concrete alle esigenze delle comunità locali”.
Dove potremo vederti impegnato nei prossimi mesi e quali saranno le tue priorità?
“Non vi dirò di seguirmi, perché starmi dietro non è semplice.
Nei prossimi mesi sarò costantemente in movimento tra il territorio e le sedi istituzionali. Il mio baricentro resta la Lombardia, dove continuo a lavorare sul campo, incontrando cittadini, amministratori e realtà associative. Ma il lavoro non si ferma lì. Sarò spesso a Roma, per interlocuzioni politiche e istituzionali, e a Bruxelles, perché oggi molte decisioni che incidono sulla vita quotidiana dei territori si prendono anche a livello europeo. Il mio impegno non è simbolico né occasionale: è continuo, concreto e operativo. Credo che la politica debba tornare a essere presenza reale, capacità di collegare territori e istituzioni, e assunzione di responsabilità.
È su questo terreno che intendo misurarmi, senza scorciatoie e senza delegare ad altri il lavoro che va fatto”.
Ringrazio per la disponibilità Gabriel Corasaniti e vi do appuntamento col prossimo ospite.
Cordialmente, il Vostro Colonnello.

