Presentato al Senato nuovo modello italiano per esecuzione penale
Roma, 13 ott.
“Per chi, come noi, lavora in Commissione Giustizia sa che il grande tema che ci coinvolge tutti è come va interpretata la carcerazione, la detenzione. La progettualità che nasce oggi con ‘Una Giustizia più inclusiva. Il nuovo modello italiano per l’esecuzione penale’ parla del mondo della seconda vita, un mondo che è quasi un riscatto. È un progetto di qualità che parla davvero di inclusione sociale perché passa attraverso il lavoro, come possibilità concreta di avere una nuova vita e di uscire da un modo di essere criminale. Significa dare a chi ha sbagliato, a chi è stato condannato, la possibilità di una seconda vita attraverso strumenti nuovi che mettono a sistema quello che già esiste. Questo però non significa dimenticare che le pene devono essere certe e rigorose, perché il crimine va combattuto anche con l’effetto deterrente della pena. Tuttavia questo non esclude che il carcere non debba essere luogo per amplificare la delinquenza, ma luogo dove fare un esame su se stessi e, per chi vuole cambiare vita, luogo per liberarsi dal passato criminale”.
Così la senatrice Erika Stefani, capogruppo in commissione Giustizia, intervenendo all’evento da lei organizzato ‘Una Giustizia più inclusiva. Il nuovo modello italiano per l’esecuzione penale’, nell’ambito del Programma Coesione Italia 2021-2027 cofinanziato dall’Unione Europea.

