La squadra di Maran insegue e per due volte agguanta il pari. Allo scadere uno scivolone di Cacciatore (autore del secondo gol clivense) regala a Destro il pallone della vittoria. Natale amaro per il Chievo che perde una partita incredibile contro il Bologna, cui l’aria fredda di Verona sembra giovare. Secondo successo al Bentegodi per i felsinei in poche settimane, dopo quello ai danni dell’Hellas. Squadra di Maran per lunghi tratti sottotono, ma che alla luce di quanto si è visto, un pari lo avrebbe pur meritato. Raddrizzata la gara per due volte, uno sfortunato scivolone di Cacciatore ha aperto a Destro la via del castigo. Un regalo sin troppo generoso: nel calcio si paga.
Nel freddo del Bentegodi, davanti a pochi intimi il Chievo cerca il riscatto dopo la deludente trasferta in Magna Grecia a Crotone. Di contro, appaiato a 21 punti in classifica, il Bologna reduce a sua volta dalla lezione impartitagli al Dallara dalla Juventus. Maran consolida il tanto caro 4-3-1-2 con Birsa trequartista alle spalle di Pucciarelli e Inglese. Sul fronte ospite, Donadoni affianca Verdi e Krejci a Mattia Destro. Partenza tutta in salita, perché dopo appena quattro giri di lancetta da corner è proprio Destro a svettare tra le statue della retroguardia clivense e incornare in rete da due passi. Il Chievo accusa al colpo e stenta a uscire dal torpore, è quindi il Bologna ad andare vicino al raddoppio ma Sorrentino salva su Krejci. La squadra di Maran offre timidi segni di ripresa e prova a giocarsela con le palle alte: dopo i tentativi a vuoto di Inglese e Gamberini è la stessa Torre di Vasto a trovare il pareggio al 32′ in virtù di un imperioso stacco in area rossoblu da calcio d’angolo. Gol in fotocopia, quindi. La via aerea sembra quella buona per la truppa della diga: al 34′ tocca a Cacciatore provarci, ma Mirante non è d’accordo e sventa. Ultimo sussulto in pieno recupero, quando Tomovic sbroglia una situazione critica davanti alla porta di Sorrentino. Si va al riposo con un pari che rispecchia quanto espresso dalle due contendenti.
Sembra un copione già scritto, ma l’avvio di ripresa si ripropone ad handicap: passano infatti appena cinque minuti e Masina batte a rete, Sorrentino respinge come può, Verdi raccoglie e mette dentro. Chievo costretto nuovamente ad inseguire. La squadra di Maran prova ad imbastire una reazione affidando alle idee di Birsa il compito di condurla. Donadoni si copre, toglie una punta, Krejci, inserendo un difensore, Maietta: si passa dal 4-3-3 al 3-5-2. Maran richiama Pucciarelli e manda nella mischia l’highlander Pellissier. Sale la pressione anche se pericoli veri, per il momento Mirante non ne corre. Al 20′ è invece Gamberini a togliere dalla rete in rovesciata un cucchiaio da posizione defilata di Verdi destinato nel sacco. Maran cala la carta Garritano per Bastien, risponde Donadoni richiamando Mbaye per Torosidis. Il Chievo fatica, tuttavia la palla buona c’è l’ha Pellissier, parrebbe gol fatto, ma Helander la toglie dal sacco. A dieci dalla fine Manganiello caccia il nervoso Poli per doppio giallo. Il Chievo cresce e sfruttando la superiorità numerica aumenta la pressione, sfiora il pari quando Mirante vola a deviare un’incornata di Inglese. Non resta che puntare su Stepinski, che prende il posto di Hetemaj. Verdi lascia il campo a Donsah. Non sarà brillantissimo, ma il Chievo il pari lo meriterebbe. Puntualmente arriva a cinque dalla fine quando Cacciatore scende da destra, si beve un difensore, e spedisce un sinistro tagliato nell’angolo più lontano. Interviene il VAR, che dopo una lunga attesa certifica il gol. Finita? Macché, il calcio sa infatti essere crudele: allo scadere dei novanta minuti, proprio Cacciatore scivola davanti all’area, palla a Destro che ringrazia del generoso regalo e batte Sorrentino. Incredibile. 6 minuti di recupero: il Chievo si getta tutto in avanti a testa bassa. C’è ancora un pallone: Inglese gira di testa, palla sulla traversa, Cacciatore si fa giustizia e ribadisce in rete. Niente da fare, fuorigioco. Non è serata, vince il Bologna 3-2, ed è la più dolorosa delle beffe sotto l’albero della diga.
Lorenzo Fabiano
