Cari amici e care amiche, qualche tempo fa ho ricevuto dall’amico Carlo Antonio Modena detto “Vento” una vecchia foto (dell’8 agosto del 1960) della Corale di Villafranca che, reduce dal successo nel concorso in Arezzo, era in visita a Perugia accompagnata da suo papà Aldo, villafranchese “de soca” lì trasferitosi per lavoro già dalla fine della guerra. Gli avevo promesso che sarebbe stato l’argomento di un prossimo articolo e tuttavia stentavo a trovarne il filo conduttore eppure il “bandolo della matassa” l’avevo sotto il naso. E’ stato, quasi per caso, che parlando del più e del meno sono venuto a sapere che nella foto c’è anche l’amico Imerio che di quella corale faceva parte e così questa volta è la sua storia che ci riporta nella “Villafranca de na’ olta”. Antonio Imerio Zorzi, ma per tutti solo Imerio, classe 1931, è il primo dei due figli del muratore Angelo e di Anna Zoccatelli, che dopo di lui avrà anche Maria Pia. Imerio nasce e cresce “all’ombra del castel”, nella casa dove ancora oggi abita. E’ una delle case tra il “castel e i frati”, proprio dietro all’allora “masel” (il macello comunale che oggi è l’Auditoriom). Imerio vive la sua prima giovinezza in pieno tempo di guerra il che tuttavia non gli impedisce, al termine delle elementari e fatto non comune in quei tempi, di proseguire negli studi. A Villafranca allora le scuole medie non c’erano per cui frequenta le Montanari in Verona. Termina la scuola proprio nel 1945, l’anno in cui finisce anche la guerra, e sono tempi duri e la sua famiglia ha bisogno anche del suo aiuto. Viene mandato subito ad imparare il mestiere di meccanico da suo zio Mario, arte che poi eserciterà per tutta la vita nella sua officina. Per quanto riguarda il canto però dobbiamo fare un passo indietro. Imerio ha appena sei anni quando è scelto, dall’allora curato don Dario Cordioli, per far parte del coro di “voci bianche” della parrocchia. Da “chiricheto” passa a fare il “cantorin”, per più di cinque anni, fino “ai limiti di età” o al cambio del timbro di voce come è meglio dire. Poi qualche anno di pausa. Imerio non ha ancora diciotto anni compiuti quando, anche per le insistenze del suo amico Ermenegildo Tavan, entra a far parte della “Società Corale la Pace di Villafranca” che era nata nel 1909 dalla fusione di due corali, l’Armonia ed un’altra corale di allora. Anche il nome della società ha un doppio significato, è sì associato ai noti “Preliminari di Pace” (che firmati in Villafranca, nel 1859, posero fine alle ostilità della Seconda Guerra di Indipendenza), ma anche alla pace finalmente raggiunta tra le due corali. In quell’anno (è il 1949, presidente Michele Bertolini, segretario “Berto” Vezza), per coprire interamente le spese della società, nonostante l’Amministrazione Comunale dia un sostanzioso contributo, tutti i membri devono tassarsi. C’è da pagare il maestro, allora Ubaldo Sberze di Verona, l’uso di una sala per le prove, all’osteria comunemente chiamata “le Culate” (sita all’angolo tra il corso e “la via dei frati”) e le spese di trasferta in caso di partecipazione ai concorsi (spese che sono ridotte al minimo perchè si viaggia in treno e si alloggia in strutture ecclesiastiche), per le esibizioni invece le spese di solito sono a carico degli organizzatori. Le prove di canto, talvolta dirette dal Vice Maestro Ermenegildo Tavan, si tengono tutti i venerdì sera ma nell’imminenza di importanti eventi più volte la settimana o anche tutte le sere. L’attività della corale in quegli anni è intensa e ricca di soddisfazioni. Sono fatte esibizioni in Verona memorabile quella in occasione del carnevale del ’51, e gare a Modena a Bologna ma su tutte, nel ’52, la vittoria nella finale nazionale del Festival di Arezzo. E poi l’anno successivo la prestigiosa qualificazione alle finali dello stesso Festival (che intanto era diventato internazionale per cui partecipavano corali provenienti da tutto il mondo). Ed ancora finali a Roma e di nuovo a ad Arezzo (nel ’60 e nel ’61). A proposito di Roma non posso non raccontare questo aneddoto. Quella volta la trasferta è in “pulman” e finita la manifestazione tutti vi salgono convinti di “far ritorno in patria” ma l’autista però prende la strada per Terni. Quando vi giungono sono fermati e fatti scendere da uno schieramento di polizia che è lì ad attenderli. Tra la preoccupazione prima e lo stupore poi vedono il segretario Berto Vezza, che senza dire niente a nessuno aveva organizzato il tutto, andare incontro ed abbracciare il Comandante della Polizia, il nostro compaesano Cesare Albertini la cui storia vi ho già raccontato. La tappa era imprevista ma per tutti fu un giorno in più di festa con vitto ed alloggio in albergo e con solo un minimo contributo spese. Ma torniamo a Imerio, nel’58 si sposa con Adriana Benini che gli dà Anna Maria e poi Luciano. Per oltre un decennio dopo il lavoro si dedica al canto ma, per la corale, come spesso accade, dopo le gioie arrivano anche le amarezze e le delusioni. Complice non ultimo il mancato ricambio generazionale, nel ’69 la “Società Corale la Pace di Villafranca” si scioglie. Imerio però non molla. Con i pochi amici rimasti ricompone un gruppo, che in attesa di tempi migliori, canta per il proprio divertimento in cantine e garage di amici. Ed ancora una volta è l’unione che fa la forza. Dopo un solo anno, nel ’70, grazie anche all’infaticabile e convinta opera del dottor Angelo Burti, eccellente organista (ma la sua è un’altra storia), i resti della vecchia corale ed il coro parrocchiale si uniscono e fondano il “Coro Polifonico Nuova Pace di Villafranca”. Assoluta novità è l’ingresso nel coro, sino ad allora composto da “voci virili”, delle donne. Per la sede e la sala prove ci pensa monsignor Ireneo Aldegheri che fa riadattare e mettere a loro disposizione alcuni locali della parrocchia, ufficialmente inaugurati il 27 06 1971. Il primo maestro è Salvatore Ligas mentre Imerio ne assume, sin da subito (e per oltre un decennio), la carica di presidente. La nuova corale, sin dalla sua costituzione fa parte dell’ USCI (Unione Società Corali Italiane). La sua prima “uscita” la fa senza ancora una divisa vera e propria ed è per la partecipazione ad una rassegna al teatro Montemezzi in Verona . Poi, una serie di numerose attività, tra le altre è da citare la partecipazione (in casa, al cinemateatro Verdi) a ben otto edizioni del festival Città di Villafranca, organizzato con la partecipazione dell’Ente Fiera ed a altri eventi in provincia e non solo, a Volterra a Treviso e altre città. Imerio è, sin dal ’71, eletto Consigliere Provinciale dell’USCI Verona e dal ’74 all’ ’80 ne è anche eletto Presidente. Sono anni molto intensi, gli impegni per l’USCI sono addirittura giornalieri e non gli è sempre gli è facile conciliarli, con il lavoro nella sua officina, con la famiglia ed il canto, che in fondo è la sua vera passione, ed alla fine deve scegliere. Quando lascia gli incarichi nella corale purtroppo accade che la stessa non gli sopravviva a lungo. Solo dopo qualche mese viene ancor una volta sciolta. L’era “la Vilafranca de ‘na olta’ quando “cantar” era uno dei pochi divertimenti della gente ma era anche quella che ogn’uno portava sempre nel cuore e, se la vita lo aveva portato lontano, quando aveva l’occasione di incontrare amici e conoscenti di certo non se la lasciava sfuggire.
Alla prossima. Rico Bresaola

