Dopo la riunione interlocutoria di gennaio (cfr. www.ilgiornaledeiveronesi.it/parole-soltanto-parole-al-momento-da-bce-e-fed/), i mercati si aspettavano, e chiedevano, alla Banca Centrale Europea nuovo ossigeno (e nuovi euro) per banche e imprese. L’attesa, in questa seconda riunione del 2019, non è andata delusa, ma la BCE non si è limitata a questo. Quali, quindi, sono stati i temi trattati dall’istituto di Francoforte?
TLTRO: da settembre 2019 a marzo 2021 avranno luogo, con cadenza trimestrale, sette operazioni di erogazioni di prestiti agli istituti di credito. La durata di queste operazioni sarà di due anni (anziché quattro). Il tasso applicato sarà quello di rifinanziamento principale. Sul Targeted long term rifinancing operation si veda quanto qui scritto l’11 dicembre (www.ilgiornaledeiveronesi.it/banche-centrali-regali-sotto-l-albero/).
Quantitative Easing: non è all’ordine del giorno nessuna nuova operazione di acquisto titoli. Rimane, invece, invariata la politica di reinvestimento dei bond in scadenza (acquistati nel QE chiuso in dicembre). In sostanza, gli strumenti finanziari giunti in rimborso verranno riacquistati.
Crescita e inflazione: tagliato il tasso di sviluppo del sistema produttivo dell’area euro per il 2019 e 2020 (a 1,1% e 1,6%, da 1,7% per entrambi gli anni). La stima del livello di inflazione è prevista in calo a 1,2% e 1,5% per il 2019, e 2020 (da 1,6% e 1,7%).
Tassi di interesse: modificata la forward guidance (la politica degli annunci attuata dalla Banca per orientare e guidare le aspettative degli operatori). Il livello dei tassi rimarrà invariato per tutto il 2019 (e non più sino all’estate 2019). Questa è stata, probabilmente, la vera notizia di giornata.
In sintesi, l’atteggiamento della BCE rimane accomodante. Il rallentamento dell’economia preoccupa, ma, al momento, una nuova fase di recessione appare poco probabile. L’Eurotower, però, è pronto ad agire con tutti i mezzi a disposizione, se necessario. L’obiettivo, poi, dei nuovi sopracitati finanziamenti concessi agli istituti finanziari dell’eurozona sarà quello di permettere alle banche di continuare la loro fondamentale attività di erogazione di prestiti al sistema produttivo (e non di acquistare titoli di stato). Il rischio di un nuovo temuto credit crunch legato alla scadenza della precedente operazione di TLTRO è, forse, scongiurato (le sole banche italiane dovranno, infatti, restituire tra inizio 2020 e 2021 ben 250 miliardi di euro all’organismo guidato da Draghi).
L’euro, forte delle nuove rassicurazioni provenienti da Francoforte su tassi e prestiti alle banche, ha, dopo la riunione del sette marzo, portato il suo rapporto sul dollaro a 1,12, svalutandosi di una figura.
Le borse, dopo un primo iniziale momento di entusiasmo, hanno incanalato una serie di sedute interlocutorie. Il taglio delle prospettive sulla crescita economica, e le condizioni probabilmente meno favorevoli per le banche delle nuove operazioni di TLTRO, hanno spinto gli investitori, dopo i discreti guadagni da inizio anno, ad alleggerire le loro posizioni. O, forse, ha semplicemente prevalso il vecchio adagio “compra sulle voci, vendi sulle notizia”?
di Matteo Peretti

