Si è conclusa lo scorso 23 ottobre, con discreto successo (6,75mld di euro di sottoscrizioni), l’emissione numero 15 del BTP ITALIA, ma cos’è questo strumento finanziario?
I Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) sono titoli di debito (obbligazioni) a medio-lungo termine emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con cedola fissa pagata ogni sei mesi. Le scadenze sono le più varie e passano dai 3 ai 50 anni. Oltre a questi, esistono anche BTP rivalutati all’inflazione europea (BTP€I).
Il Btp Italia, nato nel 2012, invece, è stato il primo titolo di stato indicizzato alla variazione dei prezzi italiani.
Pensato per i piccoli risparmiatori, ha un taglio minimo di 1.000 euro.
In origine aveva durata di 4 anni, poi, complice il calo dei rendimenti del nostro debito pubblico, per poter garantire interessi “accettabili”, la stessa è stata portata anche a 8 anni (come in quest’ultimo caso).
Le cedole sono a cadenza semestrale e calcolate in base all’inflazione (indice FOI con esclusione dei tabacchi). Inoltre, grazie a un particolare meccanismo, anche il capitale investito viene rivalutato, e questa integrazione viene liquidata anch’essa ogni sei mesi.
Oltre alla già citata parametrizzazione all’indice dei prezzi, altra caratteristica del Btp Italia è il tasso reale garantito. Volendo semplificare, le cedole liquidate avranno un rendimento pari al tasso di inflazione, più in un minimo certo (il tasso reale garantito). Nell’ultima edizione questo “flat” è stato pari allo 0,65%. L’interesse annuo del BTP ITALIA sarà, quindi, sempre semplificando, pari all’inflazione + 0,65%. Lo 0,65% rimane valido anche in caso di deflazione (inflazione negativa).
Alla scadenza, proprio per incentivare i piccoli risparmiatori “cassettisti”, viene restituito, per chi detiene il titolo fino al rimborso, il capitale nominale sottoscritto, l’interesse previsto, più un ulteriore “premio fedeltà” pari al 4 per mille lordo sul valore nominale dell’investimento.
Creato, come già scritto, per persone fisiche e famiglie alla ricerca di un investimento (garantito dallo stato italiano) che punti alla conservazione del capitale, ha avuto alterne fortune. Anzi, in più di una occasione ha incontrato il favore più degli investitori istituzionali (assicurazioni, Sicav, fondi comuni, ecc.), che dei singoli risparmiatori. I piccoli sottoscrittori, infatti, spesso non hanno trovano conveniente vincolare il capitale per più anni e puntare su uno strumento dal rendimento comunque modesto, sia in percentuale, che in valore assoluto (specialmente nel caso di capitali limitati). Clamorosi i tonfi delle edizioni del giugno 2012 (solo 1,7 mld di sottoscrizioni) e novembre 2018 (appena 2,2 mld).
Titolo top o flop? Giudicate voi.
di Matteo Peretti

