In molti (politici e non) continuano a chiederselo: finita l’emergenza collegata al Covid-19, si dovranno restituire i prestiti che le nostre istituzioni nazionali hanno contratto (e contrarranno) con i mercati e con le autorità europee in questi mesi? E, se sì, in che modo?
Tanti, sottovoce, e con una buona dose di approssimazione, hanno già la risposta: sarà necessario ricorrere a un’imposta patrimoniale, come quella già introdotta da Giuliano Amato nel 1992! Andiamo, però, con ordine: che cos’è un’imposta patrimoniale? e in cosa consistette l’intervento del 1992?
La patrimoniale è un’imposta che può colpire il complesso dei beni mobili (dal denaro sui c/c ai titoli azionari e obbligazionari), e/o immobili (case e c.) di persone fisiche e/o giuridiche. Può essere dello stesso importo per tutti i contribuenti, o variare in funzione del posseduto. Infine è detta straordinaria se viene applicata una sola volta, o può essere periodica e pagata a specifiche scadenze. E’ una “imposta” perché non è corrisposta a fronte di una prestazione, cioè di un servizio “immediato” ricevuto dallo Stato o da altra amministrazione pubblica (in quel caso si parlerebbe di tassa). Esempio di patrimoniale oggi esistente in Italia è l’IMU, ma lo è anche l’imposta di bollo sulle attività finanziarie.
La tanto citata patrimoniale del 1992 di Amato si concretizzò, nella realtà, in un prelievo straordinario e una tantum del sei per mille sui saldi di conto corrente (del 09 luglio1992) e in una imposta straordinaria sugli immobili (l’Isi, madre della futura Ici).
Quali le cause alla base dell’intervento del 1992?
Giuliano Amato, classe 1938, già professore di Diritto Costituzionale all’Università “La Sapienza”, è stato Deputato, Senatore della Repubblica, sottosegretario, più volte ministro e per due volte Presidente del Consiglio (1992 e 2000). Fu in questa veste che nel 1992 fu costretto a varare una manovra finanziaria monstre (oltre 90.000 miliardi di lire dell’epoca) per tentare di controllare il deficit pubblico italiano e di salvare la lira da una speculazione selvaggia. L’Italia, poi, stava per piombare in una pesante stagnazione economica, Tangentopoli stava per travolgere in maniera definitiva i principali partiti italiani e la Mafia aveva iniziato un’escalation che terminerà con la strage di via D’Amelio (19 luglio 1992). E fu proprio in quel terribile contesto che Amato (e il suo Governo) maturò l’idea del prelievo straordinario sui conti correnti. Il provvedimento lo segnerà per sempre e nell’immaginario collettivo, ancora oggi (a trent’anni di distanza!), a “patrimoniale” si abbina il suo cognome.
Per onore di verità, Giuliano Amato è, ed è stato, ben di più di uno spietato vampiro tassatore. Fine giurista ed esperto di economia, iscritto al PSI prima, fondatore del PD poi, ha ricoperto importanti ruoli sia in Italia che all’estero. Oltre ai ruoli di governo, è stato Presidente dell’Antitrust, dell’Istituto Treccani, del Comitato per le Celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, vicepresidente della Convenzione Europea. Ha sfiorato in più occasioni l’elezione a Presidente della Repubblica, ruolo nel quale non avrebbe sfigurato. Ottimo divulgatore, ha condotto anche una serie di trasmissioni televisive che hanno raccontato gli eventi politico-economici succedutisi tra il 2008 e il 2012. Oggi è giudice della Corte Costituzionale. Soprannominato “dottor Sottile” per i suoi modi e il suo fisico minuto, ha subito anche immeritati attacchi per i suoi trattamenti pensionistici.
In conclusione, in attesa di decisioni da parte del nostro esecutivo, forse non sarebbe meglio puntare, se necessario, invece che su una patrimoniale, su un prestito nazionale irredimibile, sottoscrivibile su base volontaria, e che, magari, preveda agevolazioni fiscali agli aderenti (cosa sostenuta sia da Giulio Tremonti, già più volte ministro nei Governi Berlusconi, che da Giulio Sapelli, economista e saggista)? Una sorta di “oro alla patria” 2.0?
di Matteo Peretti

