Tra le ore 11.30 e le 12.00 di venerdì 28 gennaio 1944 una formazione aerea del 301st Bomb Group dell’USAAF (United States Army Air Force, Aeronautica Militare degli Stati Uniti), composta addirittura da 120 Boeing B-17 Flying Fortress (Fortezza Volante) e da bombardieri medi bimotori, iniziò un terrificante attacco su Verona con l’obiettivo primario d’interrompere i collegamenti dello strategico crocevia ferroviario di Porta Nuova e, soprattutto, i trasporti da e verso il Brennero e la Germania.
Sganciando centinaia di bombe da circa 10mila metri d’altezza, l’incursione americana colpì strutture, binari, treni, coinvolgendo nella rovina la Cartiera Fedrigoni, la Manifattura Tabacchi, il Molino Consolaro. Ordigni caddero a Tombetta, in Basso Acquar, nel centro. Il quartiere di Santa Lucia subì la distruzione ed il danneggiamento di case e fabbriche.


La zona di Contrada Polese, con le palazzine dei ferrovieri e delle loro famiglie, fu particolarmente disastrata dalla furia del bombardamento. Molti abitanti dell’area, situata tra il parco ferroviario e la fabbrica di prodotti farmaceutici ICO, erano scesi in un rifugio sotterraneo all’attuale angolo tra via Carlo Alberto Dalla Chiesa e stradone Santa Lucia. Purtroppo, una bomba vi cadde sopra ed esplose massacrando varie persone. Una serie di foto documenta la disperata ricerca di superstiti e vittime. Clara Pescioli e la piccola Maristella Marignani (madre e figlia) furono tra i deceduti estratti rimuovendo le macerie. Tra questi anche Dino Danese e la figlia Tiziana.
Morirono anche otto alunni delle elementari. A lato dell’ingresso del Centro culturale “6 Maggio 1848”, in via Mantovana 66, in occasione del 60° anniversario della tragedia bellica (il 28 gennaio 2004) è stata inaugurata una lapide marmorea “In memoria dei piccoli martiri della scuola elementare di S. Lucia Extra vittime dei bombardamenti aerei della II Guerra Mondiale. Invocare testimoniare la pace senza dimenticare il passato. Bendel G. Francesco anni 7, Bendel Ferdinando anni 9, Carraro Paolo anni 7, Corradini Arnaldo anni 7, Ferrari Sergio anni 11, Forante Oneglia anni 11, Gagliotto Rolando anni 8, Perina Maria anni 7”.


Una delle tante bombe a scoppio ritardato centrò lo stabilimento ICO e, a causa della velocità e del peso, sfondò tetto, soletta del pavimento a pianoterra e penetrò nello scantinato dove avevano trovato illusoria protezione tante operaie. L’ordigno deflagrò seminando la morte ed altre colleghe di lavoro alla ricerca di scampo all’esterno furono falciate da bombe e loro schegge che piovevano in atroce successione.
Della società ICO morirono 18 dipendenti (ma, secondo una testimonianza, il numero reale sarebbe stato più alto, cioè ben 35) ed i loro resti vennero collocati in un unico sepolcro nel cimitero di Santa Lucia. Si trattò di Vittoria Biasi (n. 17.11.1919); Palmira Caro (n. 16.4.1916); Anna Cordioli (n. 5.2.1914); Norma Franco (n. 29.5.1926); Assunta Gaspari (n. 19.10.1924); Palma Mantovanelli (n. 6.4.1910); Anna Merciai (n. 5.3.1920); Osvalda Antoniazzi (n. 6.3.1928); Maria Burri (n. 3.3.1923); Disma Filippini (n. 26.11.1924); Ottavia Turrini (n. 26.6.1927); Maria Pasquetto (n. 8.8.1923); Luigia Rigo (n. 30.7.1912); Italina Soffiati (n. 4.1.1894); Maria Sterzi (n. 15.1.1918); Bruna Tarocco (n. 16.7.1928); Rosa Zenati (n. 14.12.1902); Idelma Vicentini (n. 9.8.1919).



Anche sei ferrovieri caddero nello stesso bombardamento: Guido Albarello, Silvio Bussola, Giuseppe Carraro, Virgilio Pasetto, Elvira Rossini e Guglielmo Silvestrini. Al loro ricordo è dedicato un monumento nel parco dell’ex Deposito Locomotive di Santa (oggi Impianto Manutenzione Rotabili di Trenitalia e Mercitalia Rail del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane).
Il totale dei decessi per quel profluvio di bombe non è stato accertato inconfutabilmente. Il quotidiano “L’Arena” del 29 gennaio 1944 menzionò, al momento, 60 morti e 150 feriti più o meno gravi. Altri hanno citato un centinaio o circa duecento caduti.
Nel cimitero di Santa Lucia è possibile rendere omaggio ad alcune tombe di quanti persero la vita nel giorno d’inferno dal cielo. Oltre alla sepoltura collettiva delle sfortunate operaie dell’ICO, sono tuttora rintracciabili i loculi di Bendel Gianfranco (n. 29.1.1937), Cacciatori Maria in Bendel (n. 7.5.1897), Bendel Ferdinando (n. 26.6.1934), Ballardin Maria in Scolari (n. 22.5.1913), Elisa Mazzi (n. 21.9.1919), Biondani Giuseppina in Torresin (n. 6.9.1910), Torresin Aldo (n. 17.7.1930), Torresin Antonio (n. 16.1.1880, la data sulla lapide è erronea: n. 1.16.1880). Nelle epigrafi viene precisato ai posteri: “Vittima di incursione aerea”…









Il traffico ferroviario di Porta Nuova venne completamente interrotto per gli effetti del massiccio bombardamento. I treni furono costretti a partire dalle stazioni della cintura cittadina: per Venezia da Porta Vescovo, per Milano da Sommacampagna, per Bologna da Verona-Ca’ di David, per Mantova e Rovigo da Dossobuono.
Servizio e foto di Claudio Beccalossi
Fonte parziale: “Bombardamenti a Verona (La città e la gente sotto le bombe delle due Guerre Mondiali del secolo scorso)” di Claudio Beccalossi (Emmeci Service, Grezzana, Verona, 2002).
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