Uno dei temi di cui si parla molto in questi giorni, anche al Vinitaly, è il rapporto tra sostenibilità e l’ambiente. Tutti vogliamo un modo più pulito e un ambiente meno inquinato. Per questo però occorre essere coerenti: al di là delle dichiarazioni ideologiche che ci sommergono ovunque credo che sia il progresso della scienza e della tecnica a poter aiutarci a raggiungere questo obiettivo. Qui però la burocrazia italiana ed europea non aiutano. Il peso delle lobby della chimica concentrato in poche mani frena le normative e produrre buono, pulito e giusto sembra più uno slogan che un obiettivo realmente perseguito. E’ il caso del glifosate in agricoltura che stenta ad essere messo da parte a livello mondiale.
Vi porto un esempio concreto. Un prodotto diserbante che non lascia residui chimici è stato testato da molte aziende vitivinicole nel veronese e in Italia anche su mio impulso, con risultati strepitosi. Un prodotto dissecante naturale che non lascia residui nel suolo per essere messo sul mercato deve seguire i percorsi burocratici dei diserbanti chimici con tempi biblici, di anni. Dopo averlo sperimentato tutti lo richiedono perché hanno testato la sua efficacia ma non è possibile usarlo per mancanza dei riconoscimenti di legge. Potremmo togliere molti inquinanti dagli ettari di vigneti che ricoprono le nostre colline ma la burocrazia non permette di farlo. E’ questo il modo con cui si sostiene l’agricoltura biologica e naturale? Invito le autorità competenti che tanto si riempiono la bocca nei convegni e nelle Fiere di rivedere la normativa: diversamente il vero biologico oltre che una chimera rischia di diventare una farsa.

