In Asia e sopratutto in Cina ed in Corea del Sud si teme una seconda ondata della pandemia di coronavirus con i casi di contagio tornati a salire. Le autorità di Wuhan, epicentro dell’epidemia, hanno così deciso di testare tutti i cittadini entro 10 giorni. La notizia, riportata dalla Cnn, segue l’annuncio di sei nuovi casi rilevati nell’ultima settimana nella città dopo oltre un mese senza nuovi contagi.
In Corea del Sud preoccupano, in particolare, le infezioni del ‘super diffusore’ di Itaewon, il quartiere della movida di Seul, che sono diventate il secondo focolaio più grande nella capitale sudcoreana: sono 64 contro le 98 contate a marzo con il call center del quartiere di Guro, secondo i dati del governo metropolitano. A livello nazionale, i nuovi casi di coronavirus segnalati oggi sono 27, a 10.936 totali, ha spiegato il Korea Centers for Disease Control and Prevention. Due i decessi in più, a 258. Il sindaco di Seul, Park Won-soon, ha ritoccato a 101 i casi di Itaewon, includendo quelli emersi oggi. Il ‘super diffusore’ è un uomo di 29 anni che ha frequentato 5 club e bar nel weekend del Primo maggio: le autorità hanno incoraggiato i soggetti a rischio a sottoporsi ai test gratuiti, trovando resistenze sulla privacy con diversi locali legati alla comunità Lgbtq.
Dagli Usa, intanto, l’infettivologo Usa Anthony Fauci, membro della task force antivirus della casa Bianca, è tornato a mettere in guardia sulle riapertire, auspicando la cautela: “Il messaggio principale che desidero trasmettere è il pericolo di cercare di aprire prematuramente il Paese: rischiamo epidemie multiple. Ciò non solo comporterà inutili sofferenze e morte, ma ci farebbe tornare indietro nella nostra ricerca per tornare alla normalità”.
“Nel weekend abbiamo visto i segni delle sfide che potrebbero presentarsi” con la fine delle misure di lockdown: “In Corea del Sud, bar e club sono stati chiusi, a Wuhan è stato identificato il primo gruppo di casi di coronavirus da quando è stato revocato il blocco e anche la Germania ha riportato un aumento dei casi dopo l’allentamento delle restrizioni. Fortunatamente tutti e tre i Paesi dispongono di sistemi per rilevare e rispondere a una recrudescenza dei casi”, ha detto ieri il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.
Gli esseri umani “non sono greggi”: così il capo del programma di emergenze sanitarie dell’Oms, Mike Ryan, che ha stigmatizzato “questa idea che Stati con misure carenti magicamente raggiungeranno un’immunità di gregge e pazienza se perderemo qualche anziano: sono calcoli pericolosi. Gli Stati responsabili guarderanno a tutta la loro popolazione e faranno tutto il possibile per proteggere la loro salute”. “I dati preliminari degli esami sierologici – ha aggiunto – mostrano che la proporzione delle persone che hanno sviluppato la malattia in modo significativo sono la parte maggiore delle persone infettate perché il numero dei contagiati in rapporto alla popolazione è più basso delle attese e questo significa, come diciamo da mesi, che questa è una malattia seria, il nemico pubblico numero uno”.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità lancerà un’app Covid-19 per i paesi che non hanno i mezzi per svilupparne una propria. Lo ha detto Bernardo Mariano, Chief Information Officer dell’Oms, in una intervista a Reuters e pubblicata online, dichiarando che l’applicazione verrà rilasciata entro fine maggio. L’app, che dovrebbe essere basata sul bluetooth, chiederà alle persone i loro sintomi e offrirà indicazioni sull’eventuale contagio. Altre informazioni, come ad esempio i test da fare, verranno personalizzate in base al Paese dell’utente. L’applicazione, che verrà rilasciata sugli store digitali a livello globale, potrà essere adottata da qualsiasi governo che potrà aggiungere le propria funzionalità e rilasciare la propria versione negli app store, ha spiegato Mariano. Numerosi paesi stanno accelerando nelle tecnologie di contact tracing, con il Regno Unito, l’Australia e l’India che stanno già testando una loro app. L’Oms si aspetta che la sua applicazione susciti interesse in paesi come Sud America e Africa, dove il numero dei casi è in aumento e potrebbero mancare risorse, tecnologia e ingegneri per sviluppare un’app.
Fonte: ANSA.

