Un nuovo studio viene a confermare le ipotesi formulate nei giorni scorsi sulla relazione diretta fra diffusione del coronavirus e presenza nell’aria di forti concentrazioni di PM10 e PM2,5. E’ quanto emerge dal dossier di Italy for Climate, dal quale risulta la presenza del coronavirus sul particolato. Già all’inizio della pandemia studiosi degli atenei di Bologna, Milano, Bari e Trieste nonché esperti della Società Italiana di Medicina Ambientale avevano sollevato la questione.
Quali sono i rimedi, considerando che il graduale ritorno alla normalità porterà ad un boom di emissioni ?
Fonti scientifiche evidenziano la capacità di cattura degli inquinanti atmosferici da parte delle piante: esse abbattono il particolato sospeso in atmosfera modificando i flussi d’aria, aumentando la turbolenza ma anche abbattendolo direttamente sulle proprie superfici, in particolare sulle foglie. La capacità di filtro della vegetazione aumenta con l’incremento di copertura del fogliame ed i grandi alberi con chioma sviluppata intercettano un maggiore volume di aria, causando la caduta a terra delle polveri e del particolato.
Verona ha urgente bisogno di un bosco urbano come previsto dalla normativa regionale, che continua ad essere differito nel tempo. Verona ha bisogno di verde e ne ha bisogno subito. L’appello alla sensibilità dei nostri Amministratori è di non dimenticare la lezione che ci viene impartita in questi giorni che è quella di non perdere tempo. E’ necessario procedere una volta per tutti con interventi radicali e a lungo termine.
di Chiara Tosi

