Rifacendosi al titolo di un romanzo di Ray Bradbury, Michael Moore nel 2004 produsse “Fahrenheit 9/11”. Trovo molto significativo lo slogan del film, “la temperatura a cui la libertà brucia”.
L’undici settembre credo sia stato sconvolgente per tutti. Avevo solo quattro anni quando successe ma ricordo più o meno chiaramente lo sconvolgimento nei volti dei miei genitori.
Credo chiunque ricordi con chi era, cosa stava facendo e dove era quel giorno. L’undici settembre rappresenta l’inizio del XXI secolo e allo stesso tempo rappresenta il primo vero attacco all’America dopo Pearl Harbor. Una cosa che mi fa pensare molto è come delle persone trovino il coraggio di andare a morire in quella maniera per degli ideali malati.
Come possono essersi convinti che quella era la cosa giusta?
A mio parere quando si pensa all’undici settembre bisogna ragionare sotto due punti di vista. Il primo riguarda tutto ciò che significa, tra terrorismo, kamikaze, guerra all’occidente e ideali fuori da ogni comune logica. Il secondo però riguarda più propriamente le vittime.
Non si possono dimenticare 2996 morti e 24 dispersi. Padri di famiglia che non tornano più a casa, bambini che non rivedranno più la madre, pompieri che sono costretti a dire addio alla propria vita per salvare il salvabile in quella che è una delle più grandi cadute di civiltà che l’umanità ricordi. Per non parlare di tutti quei volti rimasti inesorabilmente dilaniati da ustioni e di tutti quei polmoni che hanno respirato l’aria tossica di Manhattan quel giorno e i seguenti.
Bisogna ricordarlo in eterno l’undici settembre. Se la shoah rappresenta l’orrore della follia nazista, l’undici settembre rappresenta la follia del terrorismo.
Federico Di Ciomma

