Lo scorso 13 luglio avevamo anticipato che il terzo trimestre di borsa è da sempre un periodo complicato, fatto di volumi e scambi limitati. In sostanza, il basso numero di operatori attivi nel periodo poteva permettere, in alcune condizioni di mercato (come quelle del 2017), una crescita contenuta e costante degli indici, o, in altre situazioni (vedasi il 2011), portare a forti oscillazioni, perché pochi grossi speculatori potevano scatenare decisi movimenti.
E per questo 2018? Com’è andata?
Apparentemente, l’intervallo temporale non ha portato a oscillazioni significative degli indici. Le variazioni, tra i massimi e i minimi, si sono concentrate, infatti, in pochi punti percentuali. Tutto tranquillo, quindi? In realtà, no. I limitati scostamenti tra inizio e fine trimestre non riescono a pesare correttamente la tensione che ha dominato il momento. I movimenti di borsa di questa estate (e di questo inizio autunno) sono stati ancora decisamente condizionati dalle già descritte incertezze che avevano frenato i corsi nel secondo trimestre 2018. In particolare, sia le note vicende legate alle guerre commerciali tra una sponda e l’altra del Pacifico, e sia il braccio di ferro Italia-Commissione Europea sul limite di indebitamento da rispettare per il 2019, hanno reso più che frizzante il periodo. Gli scossoni sono stati, di conseguenza, riflesso di queste situazioni. Il FTSE MIB, partito da 21.600 punti, ha sfondato (seguendo il clima internazionale), in un paio di occasioni in luglio, livello 22.000, salvo poi scendere a 20.200 a fine agosto. Mentre, poi, in settembre, era in atto un buon tentativo di recupero dai minimi dell’anno, sono arrivate le inaspettate decisioni del governo italiano sul bilancio a spingere al ribasso le quotazioni, ben sotto i valori di fine 2017.
Quali, allora, le previsioni per il quarto trimestre?
Ipotizzare che possa realizzarsi per questo fine anno il cosiddetto “rally di Natale” è ancora difficile. La legge finanziaria, che il nostro paese si appresta a inviare alle Camere, sarà, sul tema dell’aumento del deficit pubblico, certamente più “aggressiva” (almeno nei rapporti con le istituzioni europee) rispetto a quelle varate dagli ultimi governi, e la sua gestazione potrebbe di molto influenzare l’andamento dei nostri titoli. Il Governo Conte proseguirà su questa strada, o cercherà un compromesso con Bruxelles? E la Commissione Europea approverà le decisioni italiane, smorzerà i toni, o andrà allo scontro? E le società di rating saranno tolleranti con il belpaese o, in maniera inflessibile, declasseranno il nostro debito (vedasi Moody’s)? E, infine, la finanza internazionale si farà influenzare da quanto sopra detto e fuggirà dall’Italia, come sembra stia succedendo in questo ottobre, o continuerà a credere nella forza della seconda manifattura del vecchio continente? Questi sembrano i temi dominanti l’ultima parte dell’anno, destinati, persino, a mettere in secondo piano i “famosi” tweet di Trump, e che rendono imprevedibile il futuro prossimo.
Il miglior titolo dopo il terzo semestre 2018 del FTSE MIB è stato Moncler con un +42,25% dal 29/12/17 (era a +49,54% al 30/06/18). Di seguito si riportano alcuni risultati dei principali indici della nostra borsa nel periodo considerato (fonte www.borsaitaliana.it):
FTSE MIB: 20.711 (-5,2% dalla chiusura del 29/12/17),
FTSE ITALIA ALL-SHARE: 22.917 (-5,3% dalla chiusura del 29/12/17),
FTSE ITALIA MID CAP: 40.424 (-4,8% dalla chiusura del 29/12/17),
FTSE ITALIA SMALL CAP: 21.008 (-10,8% dalla chiusura del 29/12/17).
di Matteo Peretti

