Il prossimo 31 ottobre scadrà il mandato dell’attuale presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. Ma chi è questo romano di 72 anni che, secondo i più, con la frase “the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro” (26 luglio 2012), HA salvato la moneta del vecchio continente (diventando Super-Mario)?
Formatosi alla Sapienza di Roma e al Mit di Boston, ha ricoperto le più svariate cariche in istituzioni pubbliche e private. E’ passato indistintamente dal vertice della Banca Mondiale alla direzione del Ministero del Tesoro, dove è sopravvissuto alla fine della Prima Repubblica, e dove è stato apprezzato da tutti gli esecutivi (di vari orientamenti) che si sono succeduti negli anni 90. Importante è stato, proprio in quel periodo, il suo contributo nella redazione del decreto legislativo 58/1998, Testo Unico della Finanza, detto anche legge-Draghi, che ha normato il mondo degli Intermediari Finanziari. Poi, ha alternato esperienze in banche d’affari private a nuovi compiti in organismi pubblici: dal 2005 al 2011 è stato, infatti, Governatore della Banca d’Italia, dove ha sostituito il frusinate Antonio Fazio (travolto dagli scandali bancari nostrani di inizio anni 2000). Infine, nel 2011 è diventato il terzo Presidente della storia della Banca Centrale Europea.
Stimato da quasi tutti i governi del vecchio continente, compresi quelli del Nord-Europa, è stato considerato, per la sua competenza e rigore morale, come il più “tedesco” tra gli italiani. Il suo modo di fare “teutonico” gli ha permesso di svolgere un ruolo fermo, e valutato come “super partes”, nelle difficili vicende che hanno accompagnato le grandi crisi dei debiti sovrani dei paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) e negli anni successivi. Ogni sua decisione è apparsa come indipendente e volta a non favorire alcun tornaconto nazionale, ma solo l’intera eurozona.
E’ riuscito a far ingoiare alla Germania i tassi di interesse negativi (oggi a -0,50%), i piani di finanziamento delle banche (2011), noti come TLTRO E LTRO, ma, soprattutto, (2015) il Quantitative Easing (cfr. https://ilgiornaledeiveronesi.it/the-bear-of-wall-street/). Chi altro avrebbe potuto sfidare e vincere le diffidenze della signora Merkel?
Ha imposto, insieme ad altre organizzazioni internazionali, un pacchetto di misure di controllo della spesa pubblica e della tassazione alla Grecia (2011). Ha inviato, insieme all’ex-Presidente BCE, Trichet, una dura lettera “segreta” all’Italia (talmente segreta da diventare famosissima in poco tempo) contenente urgenti “consigli” di politica economica e fiscale (2011), misure, poi, parzialmente applicate negli anni successivi. Chi altro avrebbe potuto farlo senza essere considerato un affamatore dei popoli?
Pensato, a più riprese, come premier di un nostro governo tecnico, ha ricevuto pure un endorsement solenne da Donald Trump (2019) che gli ha offerto la guida della FED, in contrasto e in polemica con gli attuali vertici dell’istituto americano. Chi altro avrebbe potuto ricevere un encomio del genere?
Ha, infine, impostato e forzato (settembre 2019) il lavoro del suo successore (la francese Christine Lagarde), lanciando il QE2 (cfr. https://ilgiornaledeiveronesi.it/banche-centrali-tutte-le-carte-sul-tavolo/), guadagnandosi le inevitabili critiche di alcuni paesi europei (Germania in primis). Chi altro avrebbe avuto tale coraggio?
La risposta a tutte queste domande è scontata! Solo Super-Mario!
E ora? Che cosa farà l’ormai ex-governatore della BCE?
Quota 100 è già raggiunta. La pensione, quindi, per Mario, il tedesco, dovrebbe essere assicurata, ma è difficile pensarlo ai giardinetti. Palazzo Madama (come senatore a vita), via XX Settembre (al Ministero dell’Economia), Palazzo Chigi, o il Quirinale, dove, secondo molti, è destinato nel 2022, potrebbero attenderlo. Oppure prenderà i voti per diventare Papa?
di Matteo Peretti

