Come ampiamente scontato dal mercato, la Federal Reserve nella riunione del ventun marzo ha alzato i tassi di interesse di venticinque centesimi portandoli nel range tra 1,50% e 1,75%. L’attesa era tutta, però, sulle dichiarazioni del neo-governatore Powell e sulla “guidance” dell’istituto.Gli operatori erano divisi, infatti, prima del meeting, sul possibile comportamento futuro della FED sul tema tassi. Una corrente dava per certo un inasprimento delle politiche monetarie e, di conseguenza, puntava su altri tre aumenti del costo del denaro nel 2018 (giugno, settembre e dicembre), un’altra puntava sulla conferma delle linee guida espresse nelle precedenti conferenze stampa e, cioè, solo sualtri due movimenti dei tassi per l’anno in corso (vedasi ns pezzo del 20 dicembre scorso). Non senza una certa sorpresa, la banca centrale ha deciso di portare avanti quanto già annunciato nella riunione del 13 dicembre scorso. In pratica,l’istituto si è limitato, a detta del suo comitato esecutivo, e salvo successive modifiche alla “guidance”, a confermare le due ulteriori strette monetarie di venticinque punti ciascuna per il 2018. Per il 2019 la Federal Reserve ha previsto, invece, un’accelerazione degli interventi sui tassi: tre rialzi anzichéi due preventivati. L’obiettivo della FED è, cioè, portare il tasso di interesse attorno al 3,4% per il 2020. Le precedenti proiezionidi fine 2017 puntavano al 3,1%. A conferma di questa decisione hanno pesato anche le prospettive economiche positive che si sono ulteriormente rafforzate negli ultimi mesi.
Nella conferenza stampa, e nel comunicato seguente alla riunione del FOMC, sono state aggiornate anche le stime della crescita dell’economia statunitense per il 2018 e 2019. Secondo le previsioni, il prodotto interno lordo aumenterà del 2,7% per il 2018 e del 2,4% per il 2019. Nella precedente riunione di dicembre la banca centrale aveva stimato il 2,5% e 2,1%. Il tasso di disoccupazione, invece, si abbasserà nell’anno in corso al 3,8%.L’inflazione dovrebbe stabilizzarsi attorno al 2% in pochi mesi (e con un 2% medio per il 2019).
Il cambio eur/usdsi è stabilmente mantenuto a quota 1,23 nei giorni successivi alla riunione, mostrando di aver digerito con anticipo la prima decisione di Powell.
Le borse hanno inanellato, invece, una serie di sedute negative, ma in questo caso sono stati i venti di “guerra” commerciale USA – Cina a determinarne l’andamento.
Matteo Peretti

