Stando ai principali siti e giornali specializzati, Cassa Depositi e Prestiti avrebbe acquistato, su iniziativa del Governo, e sentiti i principali partiti nazionali,il 4,2% circa del capitale di TIM, il colosso italiano delle telecomunicazioni. CDP si inserisce così come azionista di peso all’interno della lotta di potere tra il fondo Eliott(famoso per le vicende legate alla cessione del Milan) e la francese Vivendi (azionista e rivale di Mediaset). L’investimento rientra, secondo i vertici della società, nella missione della Cassa. Ma qual è allora il ruolo di questa istituzione,per lo più sconosciuta al grande pubblico, che è ormai da considerare attore di primo piano nell’economia e finanza nazionale?
In sostanza, che cos’è la Cassa Depositi e Prestiti?
La CDP è una società, formalmente non appartenente alla Pubblica Amministrazione, controllata per poco più dell’80%dal Ministero dell’Economia e per il restante da numerose fondazioni bancarie. E’ una sorta di banca d’affari di Stato che opera, secondo quanto enunciato nello Statuto della stessa, investendo nella competitività del paese per migliorarne infrastrutture e partecipando al capitale di rischio di aziende di medie e grandi dimensioni e di rilevante interesse nazionale con adeguate prospettive di redditività.
Da dove nasce questa istituzione?
La CDP è nata a Torino nel 1850 in pieno regno sabaudo. Il suo scopo è stato quello di raccogliere risparmio dai cittadini e di fare prestiti a medio termine agli enti locali per attività di pubblica utilità.Con la nascita del Regno d’Italia nacquero le Casse di Risparmio Postale che iniziarono a raccogliere il risparmio attraverso i libretti di risparmio e i buoni fruttiferi. La comparsa di questi strumenti, inizialmente sottoscritti da persone di scarsa cultura, senza accesso alle banche e disperse nei piccoli paesi, diede il definitivo impulso all’attività della Cassa Depositi e Prestiti che poté utilizzare queste somme per perseguire il proprio mandato. La personalità giuridica della Cassa è arrivata nel 1993. Con il decreto legge 30 settembre 2003 n. 269 è diventata società per azioni.
Cosa ha trasformato questa cassa pubblica in un nuovo IRI?
Importanti evoluzioni normative investirono la CDP negli anni 2000. Dal 2005, attraverso modifiche allo Statuto della stessa, volute dall’allora ministro Tremonti, le fu reso possibile investire anche in società di interesse nazionale in equilibrio finanziario ed economico e con buone prospettive di redditività e sviluppo, e non più solo in opere pubbliche. Inizialmente questa operatività non prevedeva la possibilità di utilizzare la raccolta postale. Il denaro per svolgere queste nuove attività doveva provenire o dall’emissione di obbligazioni proprie, o con finanziamenti pubblici. Successivamente anche il risparmio raccolto con libretti e buoni è stato reso disponibile per questa nuova forma di investimento.L’ultima riforma risale però al 2015 quando ha ottenuto lo status di Istituto di promozione nazionale, cioè è diventato un ente che, per le proprie particolari caratteristiche, può beneficiare e intercettare parte dei finanziamenti garantiti dal cosiddetto “Piano Juncker”, ossia fondi garantiti dalla Banca Europea degli Investimenti e dal fondo europeo di investimenti strategici. Queste modifiche hanno permesso alla società di abbandonare definitivamente il suo ruolo di banca degli enti locali e di diventare primo attore per l’economia di tutto il paese.
Cosa da non dimenticare è, infine, che la particolare condizione della Cassa, di fatto al di fuori del perimetro della PA, permette allo Stato (e al Ministero dell’Economia) di utilizzare la società per operazioni di abbattimento del debito pubblico, facendo acquistarealla stessa, in caso di necessità e a suon di euro, pacchetti di azioni di aziende in mano del Governo (con conseguente beneficio per il bilancio del bel paese)…sempre, ovviamente, Europa permettendo!
Quali sono quindi oggi le attività della Cassa?
CDP svolge due principali attività. Una di queste è la cosiddetta “gestione separata”, operatività storica che è svolta ancora oggi, e che rappresenta il vecchio ruolo della Cassa come finanziatore dei comuni edi altri enti pubblici (per infrastrutture, bonifiche, opere, impianti, reti). La seconda è la cosiddetta “gestione ordinaria”, funzione per la quale, in origine, era vietato l’uso del risparmio postale (oggi non più). Questa attività è più simile a quella che svolge una banca d’affari o un fondo di investimento. Consiste nell’intervenire in società, aiutare l’internalizzazione delle aziende, fare consulenze, ecc. . La differenza con una banca d’affari è che l’istituto, per Statuto, agisce nell’interesse dell’economia del paese e non per produrre profitto. Come precedentemente citato, dopo le riforme degli ultimi quindici anni, la differenza tra gestione separata e ordinaria si è attenuata, visto che oggi il denaro della raccolta postale (250 miliardi nel 2016) può essere utilizzato anche per acquistare aziende e simili.
Sostanzialmente, la societàsvolge oggi varie operazioni, tra le quali l’acquistare partecipazioni in società strategiche. CDP ne ha diverse. Poste (35%) ed ENI (25%) sono le più conosciute, ma possiede anche circa il 30 per cento di SNAMe il 26% di Italgas (distribuzione del gas), oltre che il 30 per cento di Terna (rete elettrica). Infine controlla quasi completamente aziende come SIMEST, che offre finanziamenti e assistenza alle aziende italiane impegnate nell’internazionalizzazione, e SACE, che assicura gli investimenti delle aziende italiane all’estero e le transazioni internazionali.
Matteo Peretti

