Ha scatenato polemiche a Mosca un punto della lectio magistralis tenuta dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Palermo, 23 luglio 1941), durante il conferimento dell’ennesima laurea honoris causa, stavolta all’Università di Aix-Marseille, in Francia, il 5 febbraio scorso. Al parallelismo dell’inquilino del Quirinale tra la strategia d’invasione e sterminio del Terzo Reich hitleriano e l’aggressione (che Vladimir Putin – Leningrado, oggi San Pietroburgo, 7 ottobre 1952 – ha definito Operazione militare speciale) russa all’Ucraina, ha reagito con duro sdegno, a distanza di giorni, Marija Zacharova (Mosca, 24 dicembre 1975), direttrice da agosto 2015 del Dipartimento d’informazione e stampa del ministero degli Affari esteri della Federazione Russa e portavoce dello stesso ministro degli Affari esteri, Sergej Lavrov (Mosca, 21 marzo 1950).
«Anziché cooperazione, a prevalere fu il criterio della dominazione. E furono guerre di conquista. Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura». È il passaggio “incriminato” dell’ampio ragionamento espresso dal capo dello Stato su cui s’è basata la levata di scudi di Zacharova rimandata al mittente, a ranghi compatti, da maggioranza ed opposizione del Parlamento italiano, chiusi nella difesa ad oltranza delle convinzioni mattarelliane, praticamente nella condivisione ed approvazione politica del concetto.
Altri commentatori, invece, avrebbero dissentito dal paragone tra Terzo Reich e Russia proprio oggi che, forse, stanno delineandosi trattative concrete per una tregua del sanguinoso conflitto in Ucraina, con il neopresidente americano Donald Trump (New York, 14 giugno 1946) che agisce confrontandosi con Putin, senza coinvolgere Unione europea (men che meno l’Italia, come da anatema già pronunciato dallo stesso presidente russo) e Nato, da sempre ostativi a qualsiasi processo di pace ed influenti solo nel fornire denaro, armi, consiglieri militari a Kyïv perché prosegua la guerra “fino alla vittoria finale” (del tutto impossibile, considerando le rispettive potenzialità).
L’accostamento dell’espansionismo nazista a quello russo, poi, sarebbe giudicato da molti un improprio falso storico e vilipendio d’una nazione (l’ex Unione Sovietica oggi Russia) che ha pagato un prezzo altissimo in vite umane (secondo le stime più recenti, ben 27 milioni di morti, tra cui 18 milioni di civili) nella Seconda guerra mondiale. A detta di molti, inoltre, Mattarella avrebbe del tutto ignorato il supporto dell’Italia fascista all’“Operazione Barbarossa” d’attacco a tradimento del territorio sovietico, rendendosi complice, poi, di stermini di massa e deportazioni riguardanti non solo ebrei. Infine, il presidente italiano si sarebbe scordato di soppesare la tendenza neonazista ucraina di governo post golpista e le efferatezze su civili compiute nelle aree geografiche russofone e filorusse ad est già dal 2014, nel tentativo di reprimere ambizioni indipendentiste prima e d’annessione alla Russia in seguito.
Anche a Verona sta serpeggiando la critica negativa riguardo a quanto affermato dal presidente nella sua lectio magistralis. Uno dei commenti più “fuori dal coro”, rispetto al costituito “cordone sanitario” politico trasversale pro Mattarella, è quello di Vito Comencini (Bussolengo, Verona, 11 ottobre 1987), ex deputato della Lega per Salvini Premier (nella XVIII legislatura, dal 23 marzo 2018 al 12 ottobre 2022) ed oggi fondatore e leader di Popolo Veneto nonchépresidente del Centro studi “Suvorov” (dedicato alla figura storica di Aleksandr Vasil’evič Suvorov, generale e principe russo, Mosca, 24 novembre 1729 – San Pietroburgo, 18 maggio 1800). Comencini ha già incontrato personalmente la stessa Zacharova ed altri esponenti di primo piano della nomenclatura russa durante la partecipazione, assieme a Palmarino Zoccatelli (presidente dell’Associazione culturale Veneto Russia), al Congresso internazionale dei russofili a Mosca, nel febbraio 2024.



Interpellato durante la presenza ad un gazebo, in viale Spolverini (Borgo Venezia) di raccolta firme per petizioni a difesa e ripristino delle tradizioni popolari e religiose e contro il continuo arrivo di “migranti” clandestini, via terra e via mare, l’ex parlamentare ha espresso un parere secco sull’uscita di Mattarella.

«È assolutamente sbagliato gettare benzina sul fuoco in questo momento, quando finalmente il governo americano sta lavorando per la pace. E quando, addirittura, Trump e Putin si sono parlati direttamente e si sta aprendo la possibilità d’evitare il rischio d’una guerra mondiale di fatto, trovando invece una soluzione pacifica per mettere fine alla guerra, a distruzioni e morti. La pronuncia di Mattarella, andando a mettersi in posizione di conflitto in un momento delicato, non fa gli interessi dell’Italia, anzi, la mette in difficoltà come già fatto da Draghi e Meloni inviando armi. Le scelte degli ultimi governi si sono appiattite sulla guerra».
«È sbagliato anche il paragone assurdo tra un regime di ormai oltre settant’anni fa e l’attualità. – ha ulteriormente sottolineato Comencini – La Federazione russa non è più parte dell’Unione Sovietica che non esiste più, così come non esiste più uno Stato comunista come prima. Ora c’è libertà religiosa, ci sono cristiani, buddisti, islamici e tanti che vivono in Russia liberamente. La gran parte è cristiana, vengono costruite tante e nuove chiese, alcune sono state ricostruite rispetto a quello che era successo durante il bolscevismo, durante l’Unione Sovietica. La Russia è multietnica e multireligiosa mentre in Ucraina c’è discriminazione confessionale, con un governo che veramente s’ispira al nazismo».
«Quindi, fare questo comparazione col Terzo Reich è una cosa del tutto distorta dalla realtà ed è un’offesa nei confronti del popolo russo che ha vissuto la Seconda guerra mondiale come una tragedia immensa, con milioni di morti. Ma anche come guerra patriottica perché difendevano la “terra dei padri”, appunto la patria, rispetto a chi per loro era un’invasore. Perciò, adesso fare questo confronto significa non solo attaccare il governo russo, non solo fare un’equiparazione storicamente paradossale ma anche insultare il popolo russo. E ciò è molto grave perché ne paghiamo le conseguenze, come le stiamo già pagando a livello economico ed energetico».
Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi
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