Sono passati trent’anni dalla “discesa in campo” di Silvio Berlusconi (26 gennaio 1994), iniziata con un celebre videomessaggio passato alla storia della politica italiana come uno dei discorsi più riusciti degli ultimi 50 anni. Uso sapiente delle immagini, capacità di bucare il video, parole pesate, atmosfera calda e familiare, utilizzo delle più moderne tecniche di marketing (sino ad allora disponibili), e arte oratoria del protagonista fuori da ogni discussione, sono alcuni degli elementi che trasformarono quelle poche righe lette in “mito”. Da allora il mondo dei partiti e delle istituzioni non fu più lo stesso, e si polarizzò su due tendenze: rincorsa e tentativi di emulazione di “B.” da un lato, completa estraneazione da quel modello dall’altro. Non è compito di questa rubrica tirare un giudizio sull’uomo e le sue esperienze imprenditoriali. Non si vuole nemmeno qui trarre valutazioni sui governi da lui presieduti e sui suoi comportamenti. Spirito di questa pagina é ricordare che questo è stato e quanto questa esperienza rappresenti uno spartiacque per la vita del paese e per i suoi costumi.
Secondo l’Ennio Doris del film “Loro”, compito del venditore (tra i quali Silvio era il migliore) é “convincere i compratori della bontà dei nostri sogni”, e levarsi dal tavolo “solo quando i nostri sogni sono diventati anche i loro” …alzi la mano, quindi, chi ha creduto, magari anche per solo un attimo, a quei sogni! In pochi la terranno abbassata…
Nato a Milano nel 1936, Berlusconi é stato protagonista indiscusso dell’imprenditoria (costruttore edile, attivo nella grande distribuzione, editore televisivo e della carta stampata), del mondo del calcio (proprietario per anni del Milan e del Monza) e della politica (quattro volte premier, deputato, europarlamentare e senatore). Difficile trovare un campo dell’economia, della cultura, dello sport e della “cosa pubblica” italiana dove non si possa parlare di un pre e un post-Cav. Si é spento a Milano lo scorso 12 giugno a 86 anni.
di Matteo Peretti

