50.000 euro di multa in due sole partite. La società con un comunicato dice basta. Lo facciano anche le istituzioni
Ci risiamo, ed è bastata una sola partita di campionato. Il Verona scontava l’ammenda di due match con la curva sud del Bentegodi chiusa per le intemperanze canore di una parte della sua tifoseria. Non è andata benissimo se la società ha rimediato 20.000 euro di multa per i cori discriminatori in occasione della gara di Coppa Italia con l’Avellino, e altri 30.000 per la prima di campionato con il Napoli. 50.000 euro in 180 minuti sono un bel gruzzolo, non c’è che dire. Se chiamassimo in chiusa il professor Piepoli, con le proiezioni a fine stagione arriveremmo di questo passo all’ingaggio di un giocatore di alto livello. Più probabile, ahinoi, il rischio di dover giocare a porte chiuse o altrove per la squalifica del campo. La società è intervenuta con un tempestivo comunicato invitando una parte dei propri sostenitori a farla finita e cambiare repertorio, ma reclamando allo stesso modo equità di giudizio, perché nel calcio di oggi le mamme degli imbecilli sono sempre incinte a tutte le latitudini. Bene ha fatto. Ci si difende chiamando in causa la goliardia, in una sorta di arrampicata sugli specchi. Non vediamo cosa ci sia di divertente nel gridare “scimmia” a un giocatore avversario (ma spesso pure gialloblù) con tanto di bestemmia a ricamo. La goliardia implica una sana risata, una fine ironia. Qui non vi è nulla di tutto questo, ma semmai va constatato come ironia e goliardia vengano in casi come questi prese a schiaffi. Svoltare, cambiare registro si deve, e si può. La creatività sta nelle corde della tifoseria dell’Hellas. Non sarà difficile. Si riparta da quel “Mario! Mario!” dedicato qualche anno fa a Mario Balotelli, quello sì assurto a manifesto d’ironia meritevole persino di apprezzamento da parte del diretto interessato. Detto questo, respingiamo per l’ennesima volta con sdegno al mittente le accuse a Verona di città razzista. Affibbiare un’etichetta del genere a un’intera cittadinanza per i cori deliranti di un centinaio (forse meno) curvaioli figli del luppolo, ci pare una colossale baggianata, e pure in malafede. Da anni ci siamo abituati. Non sarà la prima né l’ultima. Verona è una città ai vertici per accoglienza e solidarietà, amata da milioni di visitatori provenienti da ogni dove. Sembra quasi superfluo doverlo sottolineare e ripetere, ma siccome non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, lo ribadiamo oggi con rinnovato vigore. La società ha preso posizione, netta e chiara; ora lo faccia anche la nuova amministrazione che, come noto, ha estremamente a cuore le sorti della squadra ed è vicina agli ambienti più caldi della tifoseria. Quale miglior occasione per dimostrare che l’amore per l’Hellas è qualcosa di più di una fucina di voti…? Chiediamo quindi alle istituzioni di uscire a loro volta allo scoperto, stigmatizzare senza se e senza ma il ciarpame, e far infine sentire la propria voce a difesa del buon nome di una città tanto bella da attirarsi invidie.
Lorenzo Fabiano

