Con un cronoprologo di 8 km a Malaga, è iniziata lo scorso 25 agosto l’edizione numero 77 della Vuelta de Espana, ultima grande corsa a tappe del 2018. Assenti i trionfatori di Giro e Tour, Froome e Thomas. Il vincitore dovrebbe uscire da un lotto di pretendenti comprendenti il britannico Yates, i colombiani Quintata e Uran, l’olandese Kruijswijk, il francese Pinot, il nostro Aru e gli spagnoli Valverde e Lopez.
Mentre la Vuelta attende di sapere chi porterà la maglia rossa di leader a Madrid il 16 settembre, la Grande Boucle edizione 105 ha trovato, già da tempo, il suo padrone. La gara francese era iniziata il 7 luglio scorso con alcuni pressanti interrogativi (vedasi quanto qui scritto il 4 luglio). In particolare, ci si chiedeva se Chris Froomesarebbe riuscito a ottenere la storica doppietta Giro-Tour (e a vincere la sua quinta corsa gialla).Poi,si voleva sapere se il colombiano Quintana,gli spagnoli Valverde e Landa, e l’australiano Porte sarebbero stati in grado diattaccarlo. Ci si domandava, anche, se la Francia con Romain Bardet, già sul podio in due precedenti edizioni, avrebbe avuto, finalmente, un proprio portacolori in giallo a Parigi (cosa che manca dal 1985). Si sperava, infine, in una prova maiuscola del nostro Vincenzo Nibali.Il Tour de France 2018 ha saputo rispondere a tutto questo, regalando gioie e delusioni.
Tra i favoriti, Porte è stato il primo a lasciare e si è ritirato per una caduta nella nona tappa. Lo ha seguito, pochi giorni dopo, il messinese Nibali, vittima di un anomalo incidente negli ultimi chilometri della salita dell’Alpe d’Huez. Valverde e Quintana sono, invece, usciti di classificanella seconda settimana di gara. Valverde ha provato, in più occasioni, a far valere la propria esperienza e classe da passista, ma il colpo di pedale è sembrato essere lontano da quello degli anni d’oro. Il colombiano ha tentato di rimanere con i migliori, ma ha sempre pagato dazio, accumulando ritardo ogni giorno, tranne a Saint Lary Soulan, il 25 luglio, dove è uscito, quasi a sorpresa, vincente. Bardet e Froome hanno alzato bandiera bianca sui Pirenei, nella terza settimana. In sintesi, soprese della corsa sono stati lo scalatore sloveno Roglic (primo a Laruns) e, soprattutto, il vincitore Thomas. Si è rivisto, dopo il secondo posto al Giro, pure Tom Dumoulin. Il suo è stato un percorso in crescendo.
E’ stato, quindi, il Tour di Geraint Thomas, ex-gregario di lusso di Chris Froome. Il galleseha mostrato una continuità (e una fortuna) che i suoi avversari non hanno avuto. Uscito indenne da ogni ventaglio, da ogni foratura e da ogni caduta, non ha mai perso metri dagli altri protagonisti e, anzi, ha saputo vincere due tappe sulle Alpi (18 e 19 luglio). Ha poi gestito, senza difficoltà, le giornate sui Pirenei e si è difeso molto bene dall’attacco di uno scatenato Dumoulin, vero antagonista di gara, nella crono conclusiva del 28 luglio. Solo l’olandese è sembrato in grado di tenere le ruote del corridore di Cardiff. Bardet, Roglic e Landa sono stati relegati a ruoli di comprimari. Anche Froome è sembrato spento.A riassumere tutto questo, vi è la classifica generale che vede Thomas primo con 1’ 51’’ su Dumoulin. Froome ha chiuso terzo a 2’ 24’’, mentre Roglic ha terminato a 3’ 22’’ dal vincitore. Bardet e Landa incassano circa 7’ di ritardo.
Citazioni, però, le meritano anche altri ciclisti. Protagonista assoluto della prima settimana di gara è stato il belga Greg Van Avermaet, specialista delle classiche, e leader della corsa per otto volte. Ha vinto la cronometro a squadre, è stato secondo a Roubaix nel pavè e in fuga nella prima giornata alpina. Lo spagnolo Gaviria, l’olandese Groenewegen e il campione del mondo Sagan si sono contesi, poi, gli arrivi in volata e la maglia a punti della prima settimana, vincendo due frazioni a testa (tre in tutto per Sagan). L’altro cacciatore di classiche, Julian Alaphilippe, ha tenuto in Francia la maglia a pois di miglior scalatore, scattando in ogni occasione dove erano presenti gran premi della montagna, e vincendo pure due tappe.
Per l’Italia è stato un Tour amaro. Sfortuna di Nibali a parte,sono arrivati solo due secondi posti parziali per Sonny Colbrelli. Pozzovivo ha chiuso diciottesimo in classifica generale, ventesimo un ipercombattivo (sempre in fuga) Caruso.
di Matteo Peretti

