Si è conclusa lo scorso 10 settembre l’edizione numero 72 della Vuelta a Espana, corsa ciclistica a tappe spagnola, uno dei tre grandi giri del panorama internazionale insieme al Tour de France ed al Giro d’Italia.
La vittoria è andata al britannico Christopher Froome che dopo tre secondi posti è riuscito a fare sua questa corsa, secondo il nostro Vincenzo Nibali e terzo il russo IlnurZakarin al suo primo importante podio in carriera. Ma il vero protagonista dell’evento sportivo è stato il trentaquattrenne idolo locale Alberto Contador che ha già annunciato di essere giunto al suo ultimo anno di professionismo. Lo spagnolo ha onorato questa sua Vuelta con uno stile di corsa da combattente scattando e vivacizzandola praticamente in ogni tappa e su ogni gran premio della montagna. La vittoria di tappa conquistata nella frazione regina di sabato 09 con l’arrivo sul terribile Alto de l’Angliru, dove già vinse nel 2008, rende giustizia ad un fuoriclasse senza età, che già aveva sfiorato il successo nell’arrivo in salita a Los Machunos dove si era piazzato secondo. La classifica finale lo vede in un dignitoso quinto posto a 3’ e 18’’dal vincitore. Ci credeva e ci sperava il “pistolero”, così soprannominato per il suo modo di esultare che, dopo aver vinto due volte il Tour de France (2007 e 2009), due volte il Giro d’Italia (2008 e 2015) e tre la Vuelta de Espana (2008, 2012 e 2014), voleva chiudere la carriera con una vittoria di prestigio. Questa impresa mette la ciliegina sulla torta ad una carriera di un campione destinato a passare alla storia di questo sport con il suo modo inimitabile di scandire il ritmo in salita, una vera danza in piedi sui pedali, che lo renderà una icona per gli anni a venire. Il compianto Marco Pantani afferrava il manubrio della sua bici dalle appendici inferiori e teneva le spalle immobili durante il massimo sforzo, il francese Richard Virenque (più volte sul podio al Tour negli anni ’90) scattava tenendo faccia e busto alti, quasi come gesto di sfida, o forse per far vedere viso e maglia alle telecamere, lo spagnolo Fernando Escartin (sul podio sia in Francia, che in Spagna) si appallottolava sulla bicicletta, quasi per abbracciarla, tenendo le spalle scomposte; Alberto no. Si alza sui pedali e muove il corpo come un metronomo, scandendo come un pendolo il tempo dello sforzo. Le sue spalle ballano da destra a sinistra, e da sinistra a destra, seguendo il ritmo del gesto atletico. Ci mancherà.
Per l’italia è stata, tutto sommato, una Vuelta positiva. Nibali ha vinto una tappa e si è confermato corridore da corse di tre settimane e ha chiuso a soli 2’ 15’’ da Froome dimostrando di potersela battere ad armi paricon l’inglese in salita, fatta salva la mezza delusione nella penultima tappa e resistendo bene alle frullate del plurivincitore del Tour. Il messinese ha però pagato ancora dazio a cronometro dove il britannico è ancora imbattibile. Il trentino Matteo Trentin ha regalato invece ben quattro vittorie di tappa ed ha sfiorato la vittoria nella classifica a punti. Davide Villela ha vinto la maglia di miglior scalatore. Rimandato invece il campione italiano Fabio Aru cheha chiuso lontano dal podio finale di Madrid. Interessanti prestazioni sono invece arrivate dal giovane Gianni Moscon, gregario del vincitore; le sue tirate in salita hanno spesso fatto molto male al gruppo.
Matteo Peretti

