Amicizia, compagnia e aiuto reciproco: il sale dell’apprendimento. Cosa mancherebbe alla scuola se non ci fossero gli studenti? La domanda sembra bizzarra e la risposta scontata, ma va segnalato come per molti lo studente rappresenti ancora l’ ”oggetto da educare” e non il soggetto, o almeno uno dei soggetti, dell’educazione.
della dott.ssa Anna Lisa Tiberio
e del dott. Dario Nicoli
Se non ci fossero gli studenti, anche gli insegnanti finirebbero di essere tali: una scuola senza studenti non provoca solo la perdita del destinatario di un fenomeno comunicativo, ma porta ad una perdita dello stesso docente, che si trova solo a ripetere di fronte al vuoto ciò che sa, e non impara nulla mediante quel contributo unico e irripetibile rappresentato dalla voce e dalla vita dei giovani. In questo modo, la sua vita di insegnante, mancando l’inatteso, diventa arida, ed egli si trova ad essere “sempre lo stesso” senza possibilità di diventare “sempre nuovo” attraverso l’incontro con i suoi studenti.
Ecco posta la necessità di una reciprocità educativa, a vantaggio di tutti: studenti, insegnanti, famiglie, comunità. La scuola deve anche saper coltivare le energie naturali che stimolano l’apprendimento spontaneo o “volontà di apprendere”, che rappresenta un motivo intrinseco, che trova la sua sorgente e la sua ricompensa nell’esercizio di sé.
Un altro fattore importante è l’amicizia tra studenti: con gli amici lo studente coopera di più che con i semplici conoscenti, riesce a risolvere meglio i problemi. Gli amici sono considerati un appoggio ed una risorsa, ma il loro ruolo non è soltanto strumentale poiché l’amicizia non può durare se i partner non si sforzano di contraccambiare ciò che ricevono. L’amicizia inoltre, fornisce un ambito dell’esistenza in cui mettere alla prova il proprio comportamento, un contesto privilegiato in cui imparare a gestire le situazioni di conflitto che talvolta si impongono nelle relazioni. Accanto all’amicizia c’è la compagnia, tramite la quale il tempo trascorre in modo più intenso perché si percepisce l’esistenza di una dimensione comune, di un noi, che aiuta a condividere le esperienze così da crescere insieme. Venendo alla peer education (educazione tra pari o educazione dei pari), essa è definita “l’insegnamento o lo scambio di informazioni, valori o comportamenti tra persone simili per età o stato” (Milburn, 1996).
L’educazione tra pari designa oggi un processo formativo complesso sia per la molteplicità di teorie di riferimento (studi sul giudizio morale di Piaget, il costruttivismo di Vygotskij, la teoria sociocognitiva di Bandura) su cui si basano le sue esperienze sia per le diverse tipologie di intervento etichettate come progetti di peer education. Gli interventi di peer education realizzati in ambito scolastico vanno più di tutti ad incidere su prassi educative “verticali” e la probabilità di successo dipenderà dalla cura della fase di preparazione, in cui si promuove la partecipazione effettiva dei vari attori.
La proposta riguarda quindi il tutoring studenti-studenti, un’esperienza di educazione orizzontale tra coetanei. Si tratta di un’esperienza già realizzata in alcune scuole del Veneto, e che consiste nel superare le forme tradizionali di recupero, che hanno sortito risultati deludenti, se non addirittura controproducenti, affidando ai ragazzi più preparati il compito di aiutare i propri
compagni. Le esperienze di cui siamo a conoscenza hanno portato invece ad esiti positivi non solo in termini di apprendimento, ma anche di clima scolastico e di partecipazione attiva da parte degli studenti. Un’iniziativa che richiede un coordinamento da parte del collegio dei docenti, ed una diretta mobilitazione degli studenti sia sul lato dei tutor sia su quello degli allievi.

