Roma, 25 marzo 2025
“È talmente alto il senso di impunità di alcuni detenuti che non si fanno problemi ad aggredire i poliziotti penitenziari anche nelle situazioni che dovrebbero essere più tranquille, ovvero la quotidianità in carcere!”. È sconfortato Giovanni Vona, segretario per il Triveneto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, nel dare la notizia degli ultimi gravi eventi critici accaduti nella struttura di Treviso. “Da quando è arrivato nel carcere di Treviso, un detenuto senegalese di 30 anni si è reso protagonista di più eventi critici, chiedendo lavoro e una cella singola. Fuoco e fiamme, battitura continua, aggressione e sputi al personale, tre colleghi feriti. Fortunatamente, i Baschi Azzurri non hanno riportato traumi importanti, ma il problema della sicurezza connessa anche alla carenza di personale a Treviso resta una costante amara”.
Donato Capece, segretario generale del SAPPE, ricorda che ”sono mesi e mesi che portiamo avanti le battaglie a favore di ogni singolo operatore delle forze dell’ordine e del soccorso pubblico. Mesi che rivendichiamo il nostro ruolo ormai attaccato da più parti e che vacilla sotto i colpi di normative del passato che non ci tutelano, di leggi troppo blande per chi delinque, come la vigilanza dinamica ed il regime aperto nelle carceri. Dimenticando l’infinito lavoro quotidiano che tutte le donne e gli uomini in uniforme compiono con abnegazione ed altissima professionalità ogni giorno. Rivendichiamo tutele e garanzie funzionali, nuovi strumenti che migliorino il nostro servizio, bodycam e Taser su tutti, nuovi protocolli operativi e soprattutto tutele legali”. “Ditemi voi se è normale un Paese nel quale un detenuto non si fa scrupoli di alcun tipo ad aggredire dei poliziotti. Ma ci rendiamo conto? A questo senso di impunità, di cui larga parte della frangia violenta della popolazione detenuta è convinta di godere, devono assolutamente corrispondere provvedimenti penali e disciplinari efficaci, anche prevedendo di destinare carceri dismesse come l’Asinara e Pianosa per contenere quei ristretti che si rendono protagonisti di gravi eventi critici durante la detenzione”, conclude Capece.

