Care amiche cari amici, questa volta a riportarci nella “Villafranca de na’ olta” è la storia di una donna, una vera artista che ha saputo esprimere il suo talento nella fotografia, nella pittura e nella poesia ottenendo prestigiosi risultati anche a livello internazionale. Amalia Giuditta Boscarini, classe 1932, è la prima dei due figli del muratore capomastro Romeo e Adelfina “Gina” Sperotti che poi avranno anche Galiano. Amalia nasce e cresce in Trevenzuolo. E’ ancora una adolescente quando, durante la guerra, la sua famiglia viene “sfollata” a Villafranca. Il papà vi trova lavoro e vi si stabilisce definitivamente. Ben presto Amalia viene mandata ad aiutare la sorella della mamma, sua zia Iole, che deve crescere una bimba. Arriva così a casa del fotografo Remo Ferrarini a disbrigare le faccende di casa ed anche a fare da “babysitter” alla piccola Alida, che da grande diventerà la cantante di livello mondiale che tutti abbiamo conosciuto, e con la quale resterà per sempre legata da un sentimento di profonda amicizia. Amalia è svelta, brava, intelligente e curiosa e dallo zio impara ben presto i segreti della camera oscura per sviluppare i rullini e del laboratorio per stampare le fotografie, allora solo in bianco e nero. Ed è proprio nello studio fotografico dello zio che, qualche anno dopo, conosce un giovane appassionato di fotografia che porta lì a sviluppare i suoi rullini. E’ Sergio Musitelli più grande di lei di una decina di anni ma che condivide le sue stesse passioni; fotografia, pittura e poesia. La loro intesa è immediata e ben presto diventano “morosi” (fidanzati). Per intanto però; Sergio deve andare per qualche mese a Roma per laurearsi professore di educazione fisica, e ad Amalia lo studio dello zio sta diventando “stretto”. Ha intuito che se la fotografia deve diventare il suo mestiere gli occorre fare il salto qualità. Con non poca fatica convince il padre ad accompagnarla a cercare lavoro nel più prestigioso studio fotografico di Verona, quello dei fratelli Fausto e Silvio Tommasoli. Partono un mercoledì mattina in treno. Oltre ad essere brava Amalia è anche elegante e bella, che certo non guasta, un solo colloquio ed è assunta. Amalia nel tempo libero incomincia a studiare storia dell’arte, dipingere ed anche ad affinare gli scatti con la macchina fotografica. Per questo il sabato e la domenica fa la spola tra i giardini del castello e la scalinata del duomo per fotografare “morosi” e bambini. Non cura solo i primi piani ma anche le pose e gli sfondi. Mano sicura; fotografia, pittura e poesia tutte assieme nello stesso scatto fotografico sono il segreto del suo immediato successo. Sono gli anni del “boom” economico, ormai tutti possono permettersi delle foto e così accade spesso che Amalia venga chiamata, a domicilio, per fare foto di “gruppo di famiglia” o per “immortalare” feste di compleanno. Nel ’52 Sergio torna da Roma “professore” ed ha una cattedra a Valeggio e così l’anno successivo mette su famiglia e, testimoni i Tommasoli si sposa con Amalia. Come d’uso allora i novelli sposi vanno a vivere nella casa dei genitori di lui, che abitano in “Contrà de Sora” (lato Tione) e dove sua suocera, la Gioconda Grani, ha una piccola bottega di frutta e verdura. Anche per Sergio all’inizio la vita è stata dura. Per aiutare la famiglia, prima di laurearsi fa “el frutarol” ambulante. Il mestiere lo porta spesso, in bicicletta, davanti alla SAIRA, alle scuole o per cantieri a vendete frutta ed, in autunno-inverno, “peri coti, bolle, papasini e suca” cotti nel vicino forno di “Turido” Righetti. E’ con i suoi primi risparmi che Sergio compra la macchina fotografica “galeotta”, ma torniamo ad Amalia. Il ’62 è per lei l’anno della svolta. Da qualche anno ha già avuto Jones ed è appena arrivata anche Laura e tuttavia non ha esitazioni. Siccome la suocera si ritira da lavoro, si licenzia dai Tommasoli e nel locale della vecchia bottega “de frutarol” apre un suo studio fotografico, lo “Studio Fotografico Musitelli” cognome col quale poi sempre si firmerà. Per lo studio sono subito “anni ruggenti”. Molto del lavoro viene dai militari “de l’aviasion”, per le foto in divisa da mandare a parenti ed amici ed incomincia anche “l’usanza” dei servizi ai matrimoni. Lo studio inoltre si specializza sui fotomontaggi (con aerei e nuvole sullo sfondo) e sulle prime foto a colori, che una volta stampate in bianco e nero Sergio e Amalia dipingono a mano. Gli affari girano come si deve tanto che nel nella seconda metà degli anni ‘60 non appena completato il nuovo complesso del ”Metropol”, lo studio Musitelli, che ha bisogno di nuovi spazi per le moderna attrezzature, vi si trasferisce. Alla bella festa di apertura, nell’omonima galleria, che all’epoca è il “salotto buono” di Villafranca, sono presenti i più bei nomi di Villafranca e per la tradizionale benedizione non può mancare il parroco Monsignor Ireneo Aldegheri. Seguono anni di intenso lavoro. Amalia collabora anche con il quotidiano “l’Arena” che correda con le sue foto i più importanti eventi locali. Nel lavoro è sempre aiutata da Sergio ed anche da Jones, che è ancora adolescente quando viene avviata all’arte fotografica ed entra a far parte dello studio di famiglia. Amalia è la ricercatissima “regina” dei servizi fotografici di matrimonio tanto che deve essere “prenotata” anche con un anno di anticipo. La sua opera è così richiesta che è anche accaduto che la data di qualche matrimonio sia stata fissata in base alla sua disponibilità. Ma, come spesso accade, quando tutto sembra andare per il meglio la vita ti riserva un’ amara sorpresa. Nel 1980 Amalia perde il suo amato Sergio. Per superare il dolore dipinge, scrive struggenti poesie e si getta nel lavoro. Affidato lo studio alla figlia Jones, firma con la Turisanda un contratto che la porta in giro nel mondo. E subito si afferma a livello mondiale. Nell’ottobre dell’81 si aggiudica uno dei concorsi più prestigiosi in assoluto. Con lo scatto “Lilla a San Marco” vince la 16^ edizione dell’“Oscar di Montecarlo”. Per i cataloghi dell’agenzia turistica fa splendidi scatti in Messico, Guatemala, Maldive ed Egitto, per quest’ultimi riceve il plauso, e la richiesta, nientemeno che dall’allora direttore del Museo Egizio di Torino, dott. Mario Tosi. Le sue foto sono vere e proprie opere d’arte con cui partecipa anche a concorsi nazionali ed esteri. Per citarne solo alcuni: i primi premi a “Cèzanne Arti Visive” e “Leonardo da Vinci” della Regione Lombardia; il primo premio “La fame nel mondo” dell’UNICEF; e il premio Girasole d’Oro. I lavori poi che sanciscono la sua definitiva collocazione nel firmamento internazionale della fotografia sono quelli presentati a Miami Beach in Florida, USA. E’ in una esposizione alla quale partecipa su invito del critico Eduarte Ruben de Pena. Nell’occasione le opere di vari artisti e fotografi di livello internazionale sono esposte in un “museo aperto” dislocato nelle hall di alberghi di lusso ed in ville private. Le sue riscuotono grande successo tanto da essere acquistate in blocco da un famoso gallerista di New York. Le lusinghe di un mondo dorato sono sirene difficili da non ascoltare ma Amalia rimane sempre “con i piedi per terra”. E vero, ama il suo lavoro ma anche la famiglia e la sincerità e la concretezza della sua gente e del suo mondo “a l’ombra del castel”. Era la “Vilafranca de ‘na olta” quando la foto della cresima e persino quella di famiglia o del proprio matrimonio era un lusso “che mia tuti podea permeterselo”.
Alla prossima
Rico Bresaola

